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     La scala che conduce ai piani superiori (alla sua sinistra v’è la porta di accesso alle vecchie stalle) presenta lo schema tipico del primo Rinascimento romano: incassata tra due pareti, con volta a botte e finestra sul fondo. Dopo la prima rampa, a destra, appare una nicchia con busto virile su base scanalata poggiante su capitello ionico. Al centro della volta del primo pianerottolo, lo stemma cardinalizio.

    Dopo la seconda rampa, si apre il pianerottolo del primo piano il cui arco è fiancheggiato da lesene doriche che poggiano su alti zoccoli recanti lo stemma del porporato. Ritorna qui il motivo dei dischi in marmo colorato, impiegato nel cortile.

    Nell’interno, di rilievo nell’anticamera è il soffitto recante nei cassettoni quattro figure di Sibille; le fasce delimitanti i cassettoni hanno un finissimo fregio con figure alate affrontate, il calice con l’Ostia e altre figurine decorative.

    Da questo ambiente si passa, a sinistra, nel grande Salone (Sala Serpieri), ottimamente conservato, coperto da uno splendido soffitto e con pavimento in cotto e pareti affrescate, dominato da un imponente caminetto in cipollino sormontato da una scena allegorica.

    Tra le antichità e tesori del palazzo, andati purtroppo perduti, si segnala un affresco ritenuto “eccellente” dal Vasari, di Raffaelino del Colle su cartone di Giulio Romano, rappresentante la Vergine col bambino dormiente ed un cippo marmoreo di età imperiale (I secolo d.C.) sormontato da una meridiana solare, avente finalità di calendario agricolo (cd. menologium rusticum Vallense). Tale “menologio” - così definito dallo storico Mommsen - era contemporaneo ad altro menologio agricolo, il Colotianum, attualmente nel Museo Nazionale di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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