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Dalle tisane alla medicina: così le erbe di Orsola Balducci diventano farmaci per tutto il mondo
25.06.2018

Dalle tisane alla medicina: così le erbe di Orsola Balducci diventano farmaci per tutto il mondo

Pubblichiamo un articolo uscito il 24 giugno su repubblica.it che racconta la storia dell’imprenditrice agricola associata a Confagricoltura, Orsola Balducci
L'imprenditrice agricola ha 280 ettari a Pomezia coltivati a grano. Ha creato Agribioeco Laboratori riuniti, trasformando l'agricoltura in una industria di farmaci. Dalle piante ha tratto dispositivi medico farmaceutici brevettati in America, Portogallo, Russia, in collaborazione con medici e ricercatori del Tecnopolo di Pomezia
 
 
Dalle piante officinali ricava prodotti utilizzati dai chirurghi oftalmici per interventi alla retina, da un mix di malva e di acido ialuronico trae un aerosol che cura patologie bronchiali. Orsola Balducci, imprenditrice agricola di seconda generazione, è andata oltre le tisane. Con 'Agribioeco Laboratori riuniti', costola della sua azienda nella campagna laziale di Pomezia, è passata ai dispositivi medici, sperimentando in campo aperto e ottenendo farmaci che vanno in giro in tutto il mondo, che aziende di medicinali americane, russe, portoghesi, brevettano e mettono in commercio. "Tutti credono che l'agricoltura sia coltivare la terra e raccogliere, invece si amplia e diventa industria di produzione sanitaria".
L'imprenditrice nel 2006 aderisce al Programma di sviluppo rurale regionale e inizia la coltivazione di erbe destinate alla produzione di farmaci. Per lo sviluppo dell'attività ha stabilito una collaborazione con il Consorzio Tecnopolo di Castel Romano, relativamente al settore di ricerca nel comparto biomedicale.
 
In una famiglia di agricoltori, Orsola Balducci nasce a Roma il 25 febbraio del 1960. Il padre gestiva 700 ettari di terra coltivata a grano, orzo, fieno per gli animali, e con lui lavorava il figlio Franco, un esperto agronomo, morto a 40 anni in un incidente stradale. "Per questo motivo sono entrata in azienda. Mi ero iscritta a Scienze Politiche, poi ho abbandonato perché non mi andava di studiare. Lo trovavo faticoso. Mio padre era molto geloso di me, non mi faceva fare vacanze con gli amici, si poteva viaggiare solo per ragioni di studio, in Inghilterra e in Francia. Io seguivo le mie passioni, a cominciare dall'antiquariato. Da bambina collezionavo francobolli, a 15 anni compravo e vendevo oggetti antichi mossa dalla passione del bello. Sono sempre stata molto indipendente. Poi nel lavoro ho fatto tante altre cose supportata da giovani laureati e competenti".
 
Prima di prendere le redini della impresa agricola 'Eredi Franco Balducci' che si estendo per 280 ettari, l'imprenditrice ha vissuto a New York e a Bruxelles, seguendo il marito, un alto dirigente di una multinazionale della telefonia, da cui in seguito ha divorziato. "Mi sono sposata a 32 anni, quattro li ho passati a New York, abitavo vicino al Palazzo delle Nazioni unite. Ho lavorato per un anno per un internship in un'azienda di pubblicità. Siamo rientrati nel 1996, sono nati Riccardo che ora ha 21 anni e Francesca che ne ha 19. Ho potuto dedicare a loro pochissimo tempo perché nell'arco di un anno ho perso mio fratello e i miei genitori Mi sono ritrovata a 40 anni totalmente sola. Ho dovuto seguire un po' tutto, compresa l'azienda agricola che mio fratello aveva impiantato a Perth, in Australia. Quando ho iniziato ero molto spaventata, ho pensato: questi mi mangiano, poi ho visto che potevo farcela e ho capito che gli uomini danno per scontato che noi donne siamo inferiori, specie quelli della vecchia generazione, ma si aprono di più e così è più facile scoprire il loro gioco. Non è presunzione. Io mi sento come un'extracomunitaria che deve sopravvivere e ho aguzzato tutte le mie capacità intellettive, il mio credo è non fermarsi mai, sono in continua evoluzione. Se si lavora non si può star dietro all'immagine".
 
Nei primi anni Ottanta l'agricoltura intensiva produceva grandi redditi, le aziende si autogestivano, poi con l'Unione europea e la globalizzazione dei prezzi, la musica è cambiata. Orsola Balducci oggi conferisce i prodotti ai consorzi agrari e fattura due milioni di euro. "La mia azienda fatta di trenta persone ha un'impostazione anglossasone, nessuno timbra il cartellino, se fanno tardi recuperano. Lavorando si costruisce. Sono partita con la volontà di riuscirci, perché in casa ho sempre respirato l'aria dell'impresa, e mi sono messa a lavorare a testa bassa. È stato tutto difficilissimo, ma quando c'è la volontà non ci si rende conto, lo si fa e basta, questo è il mio vangelo. Piuttosto, non pensavo di avere tanto successo".
 
Parla del laboratorio Agribioeco. "Il progetto dei prodotti farmaceutici sta crescendo a ritmo costante. Quest'anno abbiamo registrato un più 30 per cento di fatturato. Tutto questo l'ho messo in piedi io con le piante, l'agricoltura è trasversale. Ormai per me campagna e laboratorio, in termini di produttività si equivalgono. L'idea mi è venuta conoscendo tanti ricercatori, parlando con i medici, soprattutto con un dottore cinese, presidente degli agopuntori europei. Molti dei prodotti che abbiamo messo a punto sono già in vendita. Ne abbiamo diversi altri in fase di sperimentazione. Non sono una tuttologa, mi avvalgo di persone capaci e poco alla volta mi sono fatta una cultura. Il mondo farmaceutico è molto complicato, ci sono brevetti e registrazioni, ma anche tanta avidità e slealtà. Sui prodotti che abbiamo realizzato per alcune industrie americane vige il patto di riservatezza".

Alla base c'è una grande curiosità. Un ritorno all'antico, alle culture millenarie che hanno trovato nella natura il rimedio per molti mali? "No, siamo in una fase evolutiva, di forte cambiamento; oggi le industrie farmaceutiche non riescono a trovare dei farmaci di sintesi e quindi c'è una mutazione del concetto di medicina, gli israeliani sono i nostri maestri. Le piante vengono utilizzate in modo diverso. Noi qui abbiamo scoperto che da una stessa pianta, a seconda del momento di maturazione, si può avere un effetto terapeutico diverso, dalla radice al germoglio". Agrobioeco è entrato a far parte di 'Chico', Cluster of healt, innovation and community, un'organizzazione privata senza fini di lucro riconosciuta dalla Regione Lazio che ha per obiettivo l'aggregazione e lo sviluppo nel campo farmaceutico.
Nella sua azienda, Orsola Balducci guida in maniera dialettica, ma anche impositiva quando è il momento, la pattuglia di giovani laureati, e non sente ragioni: "L'impresa deve funzionare, se sono bravi, questi ragazzi avranno il loro riconoscimento. Ho creato un gruppo in cui la prima selezione è l'aspetto etico, poi viene la competenza".
 
Iscritta dal 2006 a Confagricoltura Lazio, si è impegnata anche nel sindacato degli agricoltori ricoprendo di volta in volta ruoli di vertice dell'associazione provinciale e regionale. "Mi coinvolge abbastanza e l'organizzazione è assai ramificata. Io però lavoro anche il sabato e la domenica, adesso siamo in piena campagna agraria. Il tempo libero lo dedico ai figli, mi riservo spazi per un po' di sport come lo sci e il nuoto. Vado a teatro, amo la musica sinfonica, qualche piccolo viaggio di tre-quattro giorni. Non sono più le vacanze di un tempo ma quelle non mi mancano". Il suo buen retiro è in un paesino umbro, Monteleone di Spoleto, dove sono le radici della famiglia Balducci. "È il posto ideale per riposarmi".
Da qualche mese è anche presidente di Confagricoltura donne del Lazio. "Le donne dell'agricoltura, un ambiente molto maschilista, checché se ne voglia dire hanno la capacità rispetto all'uomo di trasformare le attività imprenditoriali. Gli uomini restano ancorati alla visione tradizionale, mentre tutte quelle che ho conosciuto dal nord al sud hanno un'effervescenza intellettuale che trasforma e produce reddito per le aziende. Tutto nasce da questo amore che abbiamo per la campagna, per la terra, è una passione. Se ci cammino sopra e mi sporco le scarpe sento come se avessero radici a chilometri di profondità. Questo ci porta con la fantasia a valorizzare ciò che la globalizzazione vuole schiacciare. Per esempio: compriamo e vendiamo i nostri cereali al prezzo che il Canada impone ogni anno, ma l'Italia è così piccola. Pensare che la mia azienda in Australia è di 2500 ettari. Il talento delle donne è intuire le esigenze del mondo e dove può andare. Non ci vergogniamo di sbagliare né di chiedere aiuto. Questa peculiarità è una continua sfida. Tra noi ci sono forti sinergie. Se mi chiama la presidente della Calabria con un problema, io lo risolvo, le donne si sostengono tra loro, gli uomini sono più gelosi, spesso dicono anche le bugie".
La curiosità e la costanza. "La campagna è una grossa scuola di vita, ti insegna il contatto con il prossimo, ad amare le cose belle, ogni colore, da lì sono partiti tanti grandi pittori, un sano equilibrio, mi ha aiutato a essere pratica e concreta. Le amicizie sono sempre importanti, le coltivo appena posso, non potrei vivere senza rapporti umani. In un'azienda composta da giovani, la più vecchia sono io, quasi tutte le ragazze sono sotto i 35 anni, è stata una mia scelta, Ci lavoro meglio, raramente una persona adulta è predisposta al cambiamento. Giovani ma tutt'altro che inesperti. Mi dicono che sono un po' dura, può darsi, ma la vita è questa. Poi ho scoperto che in azienda mi chiamano mamma perché alla fine tratto tutti come figli, anzi mi devo trattenere dall'essere troppo tenera. Cerco di non fare favoritismi, non ho raccomandati, stiamo crescendo velocemente, se si vuole fare reddito bisogna lavorare". L'imprenditrice è sempre proiettata sul futuro, "Vado avanti per la mia strada, poi se questo paese e le sue vicende non mi permetteranno di farlo mi inventerò qualche altra cosa. Sono un'ottimista. Intanto procediamo verso un'alta formazione, sia per i miei familiari che per l'azienda".
Pronta per un passaggio generazionale? "I miei figli hanno studiato alle scuole americane e frequentano Economia in inglese alla Luiss. Il ragazzo ora è a Stanford per un Erasmus. Non so cosa faranno dopo. Non ho decisioni precotte, come mamma li lascio liberi di scegliere".