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La floricoltura Menin regala orchidee agli abitanti di Carceri
08.04.2020

La floricoltura Menin regala orchidee agli abitanti di Carceri

Una pianta di orchidea regalata a ognuno degli oltre 1.500 abitanti di Carceri come dono pasquale. Come segno di speranza e di rinascita. Un gesto bellissimo della floricoltura Menin, fatto con il cuore ai propri concittadini e con l’augurio che le orchidee Phalaenopsis, dai colori sgargianti, possano portare un raggio di luce a tutti in questa emergenza coronavirus che tanto dolore e problemi a tante aziende ha portato.
“Comunichiamo a tutti i cittadini del Comune di Carceri che giovedì 9 e venerdì 10 aprile consegneremo a tutte le famiglie del nostro bel paese qualche pianta di nostra produzione, come dono pasquale – hanno scritto i titolari della floricoltura sulla loro pagina Facebook. “Suoneremo il campanello e, senza attendere risposta, vi lasceremo le piante sul cancello, rispettando così tutte le norme di sicurezza. Il nostro augurio è che il colore dei nostri fiori illumini un poco questi giorni bui”. Un annuncio che ha ricevuto centinaia di like e condivisioni, con commenti da tutta Italia e richieste di poter acquistare le orchidee per aiutare il vivaio.
Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la floricoltura Menin ha mandato al macero migliaia di orchidee, con enormi perdite di fatturato ogni settimana.
“È un periodo davvero duro, speriamo che ci consentano presto di tornare a vendere ai nostri clienti – dice Monica Menin, titolare con i fratelli dell’azienda, leader in Italia nella produzione delle magnifiche orchidee Phalaenopsis, 2,5 milioni di piante prodotte ogni anno in 60.000 metri quadrati di serre e distribuite dai grossisti nelle fiorerie e nei garden di tutta Italia. “Siccome il momento è difficile per tutti, ci piaceva fare qualcosa anche per portare un po’ di speranza alle altre persone. Così abbiamo pensato all’orchidea da donare agli abitanti del nostro paese, ma non solo. Oggi consegneremo oltre un migliaio di piante agli ospedali di Schiavonia e Vicenza”.
 
“Anche in questo momento difficilissimo le nostre aziende dimostrano di avere una grande capacità di reagire e un cuore grande - applaude Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, che ha l’azienda agricola a Carceri -. Ora ci aspettiamo però anche il buon senso nel prossimo Dpcm e nelle ordinanze regionali, che devono tornare a consentire la vendita dei prodotti florovivaistici in punti vendita autonomi. Lasciare aperti solo gli angoli verdi dei supermercati, come ha stabilito l’ultima ordinanza Zaia, e vietarlo a garden e vivai, che lavorano in grandi spazi aperti e con clientela frazionata, non ha alcun senso e comporta un danno enorme per tutta la categoria. Sono stati disdetti migliaia di ordini e milioni di piante sono state buttate al macero”.
 
Spiega infatti Giamberto Sartori, di Gran Prix Floricoltura, di Codevigo: “Siamo tanti piccoli produttori di piante da orto che vivono solo di vendita al dettaglio e ai mercati, siamo completamenti fermi da un mese. Trovo ingiusto che garden commerciali e supermercati abbiano il codice per vendere quello che vogliono, mentre il piccolo negozio agrario del paesetto, che ha 15-20 persone che vengono a comprare piantine da orto, non può vendere. Si levano dieci clienti a me, però si mandano decine di persone nei supermercati, creando assembramento. È concorrenza sleale. La vendita online? Ci porta più lavoro di spostamenti che reddito”.