Dischi/ I Salici
24.07.2013

Dischi/ I Salici


I Salici
“Nowhere better than this place Somewhere better than this place” 
(Pagefound/Lizard Records)

Con il disco c’è anche la spilletta da appuntare in petto. Quella de “I Salici” non è solo musica, è un vero e proprio inno all’habitat. La mano-pianta è in fondo un messaggio, un logo preciso, lo stesso che emerge dal festival da loro promosso “Aeson - arti nella natura”; land art realizzata nella riserva naturale regionale “Foce dell'Isonzo”. Il sound dell’estremo Nord Est ha i respiri delle acque e dei boschi, nasce in una terra di confini fisici e culturali e per questo è aperta a visioni nuove e contaminazioni. Lo dimostra il loro nuovo cd dal nome chilometrico  “Nowhere better than this place Somewhere better than this place” (Pagefound/ Lizard Records di Loris Furlan) composto da ballate elettroacustiche, folk e blues ritmati, cavalcate rock e momenti di sperimentazioni jazz o rumoristiche. Non manca la componente medievale delle origini, arricchita da contaminazioni etniche dai sapori orientali. Quello del quintetto di Devid Strussiat, Marco Fumis, Marco Stafuzza, Simone Paulin, Stefano Rusin è davvero una proposta musicale di grande fascino, fatta di impasti vocali, di riff trascinanti, di world music nel senso più ampio, genuino e caratterizzante del termine, che si agita sulle rive dell’Isonzo che, con i suoi 136 chilometri di lunghezza, attraversa tante realtà, raccogliendo suoni lontani eppure così vicini. All’ascolto lasciatevi sorprendere da brani che rispecchiano grandi orizzonti, squarci visionari, culture che si uniscono, l’arte che sa di terra  e di acque cristalline. Nella prima traccia “Feeding Roots” c’ è un motivo appena accennato, che viene da lontano e che verrà sviluppato a lungo nella finale “Om”. Il disco finisce come comincia, o viceversa, nella circolarità del suono. (g.m.)