Libri / Canzoni da mangiare
24.07.2013

Libri / Canzoni da mangiare

Il sound si concilia alla cucina, anzi la esalta. Non sottofondo musicale ma brani complementari alle pietanze, come il vino. E nasce il deejay-sommelier di note.

Musica e gusto danno vita ad un perfetto matrimonio sensoriale. La buona musica si concilia con la buona cucina. Il cibo non è solo gusto ma anche vista, olfatto, tatto. Non poteva mancare l’udito per completare ed esaltare le peculiarità di un alimento, di una pietanza. I brani musicali possono essere abbinati alle pietanze, come si fa con la carta dei vini. Ogni piatto ha il suo sound che lo accompagna in modo congeniale. Si rovescia un assioma, che la musica distrae dal sapore. Normalmente quando si pensa all’abbinamento cibo-note musicali, si pensa alla musica “tappezzeria”, cioè a quelle composizioni che scorrono in sottofondo, che riempiono un vuoto ma non distolgono dalla degustazione e dalla conversazione.  Ora invece si punta alla musica come accessorio che esalta la cucina.  Emerge così la figura del deejay- sommelier, distillatore di suoni. Ci sono luoghi che propiziano l’incontro. Pensiamo, ad esempio, alla bella esperienza  romana del “Tram del jazz”. Si cena a bordo di un veicolo d’epoca che scorre sulle rotaie e gira per la città, ascoltando un’orchestra che suona jazz dal vivo. Il gusto, il sound, il viaggio… In Liguria, a Lavagna si tiene annualmente la manifestazione “Musica & Gusto”,  cena itinerante con accompagnamento musicale nel centro storico… In Umbria, ad Orvieto si organizza  invece  “Cittàslow-Dinner Music” ,all’insegna dell’incontro tra suoni e saperi d’autore con appuntamenti gastro-culinari, recupero della biodiversità e concerti dal vivo. «La canzone – ha detto Carlo Petrini di Slowfood – è il risultato di qualcosa che assomiglia molto a quello che succede per la storia dei cibi, che passano attraverso migrazioni e scambi tra civiltà». Per leggere sull’argomento si può partire da “Canzoni da mangiare” di Luca Ragagnin (Edizioni Leone Verde 2003, 130 pp., 10 euro). È un vero e proprio dizionario gastropop, un ricettario-canzoniere o, se preferite, un canzoniere-ricettario. L’autore ha preso una manciata di canzoni dall'armamentario rock degli ultimi 40 anni; ha tirato fuori gli alimenti dai testi e li ha trasferiti ai fornelli per alcune verifiche.  Ciò che serve, ad accompagnare la lettura, è un buon impianto stereo e una cucina pronta all’uso. Da Slowfood a Soulfood: Donpasta è un dj, economista, appassionato di gastronomia; il suo primo progetto, “Food sound system” è divenuto un libro (Kowalski 2006, 181 pp., 11 euro)  e uno spettacolo multimediale. Il  libro non è un ricettario, ma la "jam-session" di un dj che ha mixato cucina e musica in una fusion di odori, suoni e sapori. Siamo in pieno Mediterraneo, tra Salento, Provenza e Maghreb. Ciascuna delle 30 ricette proposte accende un suo mondo di suggestioni, di cui sono ingredienti l'evocazione della terra di origine del piatto, i semplici cibi scelti con cura e uniti dall'alchimia sapiente della tradizione, i vini e le musiche che vengono abbinati alla preparazione e alla degustazione. Ha poi pubblicato “Wine Sound System” (Kowalski 2009, 224 pp., 14 euro). L’ultimo suo libro è “La Parmigiana e la Rivoluzione” (Nuovi Equilibri 2013, 174 pp, 14 euro), omaggio alla cucina popolare, democratica, creativa, sana, ambientalista, festaiola, meticcia, tollerante, antitetica alla cucina dei cuochi vip e di quella di plastica delle tv. (g.m.)