Mondo Agricolo
Agriturismi, ippoterapia e turismo equestre “trainano” la riscoperta del cavallo. Una ricerca di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre
02.11.2017

Agriturismi, ippoterapia e turismo equestre “trainano” la riscoperta del cavallo. Una ricerca di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre

La difesa e riscoperta del territorio grazie alle attività agricole va di pari passo con il recupero delle razze tipiche. Dal 2010 al 2015 il numero di asini e cavalli di razze autoctone  (iscritti nei registri dell’Aia per conto del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali) è più che raddoppiato grazie alla politica di salvaguardia e recupero di razze tipiche portata avanti dalle aziende agricole. In particolare, il numero degli asini è schizzato del 129% a quota 9.138, mentre per i cavalli la crescita è stata del 121% fino a 7.913 capi.
 
I dati  emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’ufficio studi di Confagricoltura Veneto con l’ufficio studi della Cgia di Mestre, e presentata all’ultima edizione di Fieracavalli alla presenza del sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione (con delega all’ippica), del consigliere regionale e presidente della commissione agricoltura Sergio Berlato, del direttore della Cgia di Mestre Renato Mason, del presidente di Confagricoltura Veneto Lodovico Giustiniani, del direttore di Confagricoltura Veneto e Verona Luigi Bassani e del presidente di Confagricoltura Verona, Paolo Ferrarese.
 
“Le attività ippiche collocate all’interno del mondo agricolo – ha fatto notare, Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto - dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa all’ippoterapia e al turismo equestre, sono sempre più diffuse”.
 
Agriturismo, ippoterapia e turismo equestre  sono infatti alla base di una riscoperta del mondo del cavallo: lo testimonia il boom nella crescita degli equidi che dal 2006 al 2016 sono aumentati del 45,4% fino a quota 462.539. Di questi la maggior parte, 420mila, sono cavalli, seguiti da muli, asini e bardotti.
 
“Gli allevatori italiani sono apprezzati per il livello della genetica – sottolinea Giustiniani - tanto che l’Italia  riesce ad esportare cavalli anche in Paesi come l’Irlanda e l’Inghilterra. Il Veneto, in particolare, è tra le regioni che più registrano un incremento dell’utilizzo del cavallo e degli equidi in generale, soprattutto nell’ambito degli agriturismi e delle fattorie didattiche”.
 
Il cavallo viene sempre più spesso impiegato negli agriturismi, dove le attività di equitazione sono aumentate dell’11% dal 2014 al 2016. Accanto all’equitazione, sono cresciute anche le attività naturalistiche e di fattoria didattica, che includono corsi di equitazione, visita ai maneggi, passeggiate a cavallo. Infine, il cavallo viene sempre più impiegato nell’ippoterapia.
 
Il cavallo in Italia è dunque  allevato principalmente per scopi amatoriali, sociali e sportivi come l’equitazione, le discipline olimpiche e ippica. Infatti gli equidi in Italia sono solo il 2% sul totale degli animali da carne rossa.
 
La riscoperta del cavallo e del mondo che gravita intorno al settore ippico genera oggi numeri di tutto rispetto: In Italia si contano 125mila proprietari di cavalli e 2.861 aziende agricole dedicate prevalentemente all’allevamento di cavalli e altri equidi. Sono inoltre 1.470 i veterinari che si occupano di zootecnia o di cavalli di equitazione, tra 8mila e 10mila gli artieri, stallieri e addetti all’allevamento. Calcolando poi anche il personale di centri di equitazione, maneggi,  impianti sportivi e associazioni di allevatori il settore arriva a un totale compreso tra i 40mila e i 50mila occupati.