Mondo Agricolo
Al London Produce Show riflettori puntati sulla Brexit
13.06.2017

Al London Produce Show riflettori puntati sulla Brexit

L’effetto Brexit e l’ortofrutta: l’incognita sugli effetti della fuoriuscita del Regno Unito dall’Ue ha tenuto banco anche al London Produce Show, la fiera boutique dedicata alla frutta e verdura che si è svolta dal 7 al 9 giugno scorso al Grosvenor House Marriott Hotel di Londra.
Un evento lampo ma esclusivo di speed date che durano una giornata  organizzato dal Fresh Produce Consortium e da Produce Business Magazine associando anche seminari e tour organizzati presso gli operatori del settore con l’obiettivo di mettere in contatto produttori agricoli, importatori ed esportatori con i buyer delle grandi catene inglesi, da Sainsbury a Mark and Spencer e a Tesco.
Da questa edizione 2017, alla quale hanno partecipato 6 aziende italiane dell’ortofrutta attive nell’import export oltre che nella produzione (su un totale di oltre 160 espositori) è emerso un messaggio chiaro durante il seminario organizzato dal Fresh Produce Consortium, la più autorevole associazione inglese di produttori ortofrutticoli: fino a marzo 2019 il business tra Regno Unito e Ue resta “as usual”. Non cambierà nulla, quindi, fino a quella data.
Lo ha assicurato  Nigel Jenney, ceo del Fresh Produce Consortium, riferendosi al futuro del commercio non solo di frutta e verdura. Dalla Brexit, però, ha sottolineato, potrebbero arrivare non solo svantaggi, ma anche nuove opportunità commerciali.
Nel Regno Unito il mercato dell’ortofrutta, secondo i dati del Defra (Department for Environment, food and rural affairs, il ministero dell’ambiente e dell’agroalimentare inglese), vale 9 milioni di tonnellate l’anno di cui oltre 5 milioni di importazioni. Dall’Ue arrivano infatti 2,8 milioni di tonnellate e altri 2,5 milioni di tonnellate provengono da oltre 90 Paesi.
L’Italia si colloca al quarto posto con 144 mila tonnellate di export in Gran Bretagna e il primo partner commerciale del Paese è la Spagna con 1 milione e 398mila tonnellate di ortofrutta importata, seguita da Olanda e Francia. Al di fuori dell’Ue è il Sud Africa il Paese più importante.
Come ha riferito il rappresentante del Fresh Produce Consortium l’effetto Brexit potrebbe pesare sul commercio dell’agroalimentare con un aumento dell’11% delle tariffe import in base alle stime del Defra. Per l’ortofrutta in particolare potrebbe esserci, come ha rimarcato sempre Jenney, il rischio di una riduzione dei consumi.
D’accordo anche Lambert van Horen, senior account manager di RaboResearch Food and AgriBusiness di Rabobank: l’impatto della Brexit potrebbe far crescere, in un range compreso tra il 10% e il 30%, le tariffe import di frutta a verdura, del settore avicolo, suinicolo, ittico e cerealicolo, ma ancora di più, addirittura oltre il 30%, quelle dei prodotti lattiero caseari, di bovini e zucchero. Meno colpiti i fiori, i fertilizzanti, le bevande e i prodotti tropicali per i quali si si stima un aumento delle tariffe import inferiore al 10%.
La separazione dall’Ue potrebbe portare, però, ha ricordato ancora Jenney, anche dei vantaggi: ad esempio una riduzione della burocrazia e di normative non necessarie come la cancellazione di controlli sanitari obbligatori nell’Ue per patologie che invece non hanno alcun profilo di rischio nel Regno Unito. Positiva anche la possibilità di dare il via alla progettazione di accordi commerciali strategici e mai stipulati da Bruxelles.