Mondo Agricolo
Farm-Inn, focus sugli allevamenti nel secondo anno del progetto di ricerca sulla filiera latte
20.09.2019

Farm-Inn, focus sugli allevamenti nel secondo anno del progetto di ricerca sulla filiera latte

Avanza la ricerca sulla filiera latte con i riflettori puntati sugli allevamenti in chiave sostenibile: è arrivato al secondo anno di attività Farm-Inn, “Farm-level interventions supporting dairy industry innovation (https://prodottilattierocaseari.progettoager.it/)”, il progetto triennale di ricerca dedicato alle produzioni lattiero-casearie italiane di qualità, coordinato dal dipartimento di Scienze bio-agroalimentari del Consiglio azionale delle ricerche (Cnr-Disba) e conta un qualificato partenariato che annovera quattro istituti di ricerca del Cnr (Ispa-Istituto di scienze delle produzioni alimentari, Ibba - Istituto di biologia e biotecnologia agraria, Ispaam-Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo, Ismac- dell'Istituto per lo studio delle macromolecole) e quattro Università (Cattolica del Sacro Cuore, di Milano, di Parma e di Padova).
Le ricerche erano iniziate nell’ottobre 2018 con l’obiettivo di acquisire nuovi dati scientifici per migliorare sicurezza alimentare, qualità del latte e dei prodotti derivati, in particolare del formaggio tipo grana e mozzarella, indagando sulle proprietà funzionali di questi alimenti e sulle tecniche di produzione alla stalla.
Miglioramento del benessere animale, della sostenibilità ambientale e della qualità delle produzioni le parole chiave dell’attività di sperimentazione. Per favorire il benessere animale, in particolare, sono previsti interventi sulla gestione dell’allevamento, nello specifico sull’alimentazione delle bovine. L’incremento di produzione a livello complessivo e la riduzione dell’impatto ambientale per unità di prodotto rappresentano una delle principali sfide del progetto Farm-Inn.
A livello di ottimizzazione dell’allevameneto il progetto si propone di selezionare animali più produttivi oppure che riescono a produrre latte di migliore qualità. In particolare Luciana Bava, responsabile scientifico per l’Università di Milano, partner del progetto, ha sottolineato che “gli animali con variante B2 della β-caseina potrebbero produrre latte più ricco in termini di composizione in nutrienti che indurrebbe a migliori rese casearie, quindi una maggiore quantità di formaggio a parità di latte lavorato, rispetto a latte di animali senza questa variante, con vantaggio indubbio dal punto di vista della sostenibilità”.
Per la sicurezza alimentare e la qualità del latte e dei prodotti derivati, in particolare, le ricerche si focalizzeranno appunto sulla caratterizzazione delle proprietà tecnologiche e funzionali delle proteine contenute nel latte (varianti A1 e A2 di beta-caseina) e sull’impiego di nuovi additivi, da aggiungere nella dieta delle bovine, in grado di ridurre la contaminazione del latte da micotossine (prodotte da funghi) e batteri (clostridi). (F.B.)