Mondo Agricolo
Frutta italiana, il rilancio passa anche dall’export
01.12.2017

Frutta italiana, il rilancio passa anche dall’export

La resa è aumentata ma a discapito della qualità. Anche l’export, che sarebbe l’unica buona carta da giocare per un Paese come l’Italia, grande produttore di frutta con 4,7 miliardi di euro di valore totale (compresi agrumi e uva da tavola) e prima nella classifica europea delle pesche (secondo i dati Eurostat del 2016), non riesce a soddisfare completamente le aspettative dei produttori. In paesi lontani e di grande interesse come la Cina è scattato il semaforo verde solo per i kiwi; sono in corso i negoziati per mele e pere. Intanto l’Emilia Romagna, una delle regioni tradizionalmente più vocate d’Italia, ha perso il 43% della sua superficie a frutteto in poco più di vent’anni.  
E’ il quadro di un comparto in cerca di rilancio quello che emerge dalla parole di Francesco Donati, produttore ravennate di kiwi, mele e pesche,  riconfermato presidente nazionale della sezione frutticoltura di Confagricoltura il 20 novembre scorso. ”Nonostante i problemi che affliggono da anni il mondo della frutta, compreso, non da ultimo, quello di un’aggregazione solo orizzontale,  il suo futuro , se fossimo in grado di correggere il tiro anche sul versante export, sarebbe molto roseo: compreso  il grande appeal del made in Italy”.  
“Dobbiamo però risolvere,  precisa Donati - il problema del prezzo di vendita al consumo: la frutta italiana è venduta quasi alla metà rispetto ai listini al consumo della  produzione spagnola. Durante l’ultima edizione di Fruit Attraction a Madrid, oltre alla visita in fiera come Confagricoltura Ravenna , abbiamo controllato i prezzi di vendita al Mercado de la Paz che è un mercato rionale:  le mele Pink Lady erano vendute a 4,95 euro al chilo, le susine a  3,95 euro, le pere Decana a  4,50 euro al chilo, i kaki a 4,95, il kiwi giallo a 7,95 euro al chilo. La filiera si tiene inoltre una buona parte del valore aggiunto e alla produzione resta poco”.
Oltre che dell’apertura dei mercati export,  il settore, secondo il presidente della sezione di prodotto, dovrebbe puntare oggi anche sul miglioramento della qualità, non solo in campagna: “Occorre partire dalla ricerca varietale: ad esempio per pesche, nettarine e albicocche servirebbero varietà con un’adeguata shelf life,  capaci  di sopportare anche 25 giorni di viaggio per  raggiungere i mercati più lontani. Serve anche, non da ultimo – rimarca sempre Donati – una regia unica e coordinata per  arrivare oltre-confine”.