Mondo Agricolo
I frumenti del futuro nel genoma del farro selvatico
14.07.2017

I frumenti del futuro nel genoma del farro selvatico

Per la prima volta è stata ricostruita la sequenza del genoma del farro selvatico che ha poi generato  il grano duro ed il grano tenero. A questo risultato è giunto un team internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Tel Aviv che ha pubblicato lo studio sulla rivista Science.
L’Italia ha  partecipato al progetto attraverso il Crea (Centro di ricerca genomica e bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda), il Cnr (Istituto di biologia e biotecnologia agraria e Progetto InterOmics) e l’Università di Bologna (Dipartimento di scienze agrarie).
Da questo lavoro, come segnala Confagricoltura, sono attesi quindi importanti progressi per le attività di miglioramento genetico per incrementare la sostenibilità, la resistenza alla siccità, la tolleranza alle patologie e gli aspetti nutrizionali e salutistici dei frumenti del futuro.
Anche se oggi il farro selvatico  non è coltivato a causa della bassissima resa, la decodifica del suo genoma è fondamentale per lo studio dei caratteri genetici utili per il miglioramento dei frumenti coltivati in relazione alla resistenza agli stress biotici ed abiotici, in particolare la siccità.
La disponibilità del genoma del farro selvatico ed il confronto con il patrimonio genetico dei frumenti coltivati ha infatti consentito di identificare i geni responsabili dell’addomesticamento. In particolare i ricercatori hanno “caratterizzato” due geni la cui mutazione spontanea impedisce la dispersione dei semi dalle spighe mature.
Il genoma del farro selvatico è circa il triplo del genoma umano, caratteristica che rende la sua 'lettura' particolarmente difficile. Il Centro di ricerca genomica e bioinformatica ha partecipato con le proprie competenze bioinformatiche all’identificazione della funzione dei geni, occupandosi in particolare di una porzione del genoma sede di produzione dei cosiddetti RNA non codificanti. “Ora possiamo capire meglio come l’uomo ha trasformato questa pianta selvatica in un grano duro moderno ad alto rendimento”, ha detto Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca Crea di genomica e bioinformatica e coordinatore del Consorzio internazionale di sequenziamento del frumento duro.
Cnr e Università di Bologna hanno contribuito allo studio dell’addomesticamento e della diversità genetica presente nelle popolazioni di farro selvatico e domestico, fonti importanti di variabilità tuttora scarsamente esplorata ed utilizzata per il miglioramento del frumento moderno.
 “La disponibilità della sequenza del farro selvatico è un vero e proprio filo di Arianna che ci consentirà - ha detto Roberto Tuberosa, responsabile del Laboratorio di genomica dei cereali presso il dipartimento di scienze agrarie dell’Università di Bologna - di individuare più facilmente i geni per selezionare frumenti di qualità migliore ed a minor impatto ambientale”.
Per Aldo Ceriotti, direttore dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Cnr,  “il confronto fra la sequenza del farro selvatico e quella del frumento duro costituirà una solida base per lo studio della variabilità genetica e lo sviluppo di nuove varietà di frumento duro”. (F.B.)