Mondo Agricolo
Il latte di bufala può aiutare a rimodulare l’infiammazione legata anche al coronavirus
05.05.2020

Il latte di bufala può aiutare a rimodulare l’infiammazione legata anche al coronavirus

Il latte e i suoi derivati, in particolare il latte di bufala, contengono una biomolecola del gruppo delle betaine che mostra un elevato potere antiossidante e anti-infiammatorio. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sul Food Chemistry e Journal of Agricultural and Food Chemistry da Giuseppe Campanile, componente del Consiglio superiore di Sanità e docente del dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali dell’Università Federico II di Napoli, e da Maria Luisa Balestrieri del dipartimento di Medicina di precisione dell’Ateneo Vanvitelli.

Il rapporto tra benessere, qualità della vita e alimentazione si dimostra sempre più importante, secondo Campanile: le proprietà attribuite al latte di bufala sono state testate in vitro per valutare il danno endoteliale indotto dal diabete di tipo 2.
Secondo Campanile le betaine riducono il rilascio di citochine prevenendo il processo infiammatorio e le conseguenti disfunzioni all’apparato cardiocircolatorio. La stessa sostanza sarebbe inoltre capace di controllare il processo infiammatorio.

Ulteriori riscontri sono in corso di pubblicazione su Scientific Report, rivista del Gruppo Nature. Del gruppo di ricercatori fa parte anche Francesca Borrelli, del dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli, che ha valutato l’applicazione del modello nel tumore al colon-retto per ridefinire gli effetti delle molecole presenti in mozzarella, yogurt e ricotta per la modulazione dell’infiammazione causata dal coronavirus. In un articolo pubblicato su "Nutrition in Inflammatory Bowel Disease" la ricercatrice scrive, assieme ad altri autori, come un peptide identificato dai prodotti derivati ​​dal latte di bufala sia stato in grado di ridurre lo stress ossidativo nelle cellule epiteliali intestinali e nei globuli rossi. L’obiettivo era quello di valutare il suo potenziale terapeutico nella malattia infiammatoria. E’ risultato, sia da prove in vitro che in vivo, che possieda effetti anti-infiammatori. E questi risultati potrebbero avere un impatto sul potenziale terapeutico nel contribuire a ripristinare l'integrità dell'epitelio intestinale danneggiato dall'infiammazione. (F.B.)