Mondo Agricolo
La risicoltura primeggia nell’agricoltura di precisone ma non supera la prova dell’aggregazione dell’offerta
01.02.2018

La risicoltura primeggia nell’agricoltura di precisone ma non supera la prova dell’aggregazione dell’offerta

E’ finita l’epoca delle mondine chine sui campi di riso con le gambe in acqua come si vede nel film “Riso Amaro”. Oggi non solo la meccanizzazione ha sostituito la manodopera e il duro lavoro nelle campagne, ma nell’agricoltura di precisione la risicoltura è all’avanguardia con l’obiettivo di rendere sempre più razionale e performante il processo di produzione. Dal fertilizzante al seme fino alla difesa delle piante in campo, la precision farming è in grado di controllare operazioni e dosaggi intervenendo nella riduzione degli sprechi con l’obiettivo della massima efficienza possibile, del risparmio dei costi di produzione e del rispetto dell’ambiente. Così Giovanni Perinotti, presidente della Federazione nazionale del riso di Confagricoltura, che al recente Forum europeo sul riso di Bruxelles ha ribadito la necessità di attivare al più presto la clausola di salvaguardia per ridurre le massicce importazioni di riso dalla Cambogia che penalizzano le produzioni Ue e in particolare quelle nazionali, rilancia anche sul tema dell’innovazione.
 
”Oggi il settore – sottolinea - si avvale di sistemi di geolocalizzazione che permettono di dosare al meglio ogni apporto, dai fertilizzanti alle sementi ai prodotti per la difesa delle piante, nel momento di necessità.  In risicoltura si possono effettuare ad esempio fertilizzazioni pilotate dalle mappe di prescrizione. Si analizzano cioè le mappe di produzione attraverso sistemi installati sulle macchine da raccolta che rilevano  il livello di produttività in campo. In base alle mappe  si eseguono  analisi e si valutano eventuali carenze di nutrienti. In base a questi risultati si possono elaborare le “mappe di concimazione” (mappe di prescrizione) e attraverso il controllo satellitare distribuire la quantità corretta di fertilizzante. Allo stesso modo funziona con la distribuzione delle sementi o la gestione della difesa delle piante”. Anche la risorsa idrica che in una coltura come il riso è importantissima, non viene mai sprecata, ma gestita in modo ottimale nel rispetto della sostenibilità ambientale.  
“In risicoltura – sottolinea tuttavia Perinotti - siamo quindi molto  avanti come agricoltura di precisione, ma  restiamo indietro nella commercializzazione. Manca ancora una capacità di aggregazione dell’offerta che consenta di aumentare il potere contrattuale sul mercato. Stiamo cercando di spingere sull’associazionismo di prodotto, ma su 1 milione e mezzo di tonnellate di riso prodotte complessivamente in Italia da 4 mila aziende risicole  solo il 10% è oggi gestito dalle cooperative. Così la risicoltura italiana rischia di non sopravvivere”. (F.B.)