Mondo Agricolo
L’export in Cina è una grande occasione per la carne bovina italiana
29.12.2017

L’export in Cina è una grande occasione per la carne bovina italiana

Si tratta di una grande opportunità anche se i tempi di ripresa delle esportazioni in Cina di carne disossata di bovini con meno di 30 mesi non saranno brevissimi dato che le parti dovranno varare un protocollo sui requisiti sanitari. La situazione potrebbe sbloccarsi entro un anno”. Così Elide Stancari, riconfermata presidente della Federazione nazionale della carne  bovina di Confagricoltura, commenta  la notizia della rimozione del bando alla carne bovina italiana da parte della Cina.
“Potremmo utilizzare bene questo tempo di attesa pensando al rinnovo delle strutture del nostro settore a tutti i livelli e a una corretta programmazione della produzione”. “Come Confagricoltura – ricorda Stancaria - stiamo lavorando da tempo per realizzare gli obiettivi  del tavolo interprofessionale della carne bovina italiana che ora, in vista di future esportazioni in un mercato così grande come quello cinese, rivestono ancora più urgenza”.  Le priorità del tavolo sono quello di definire una strategia nazionale, migliorare i rapporti tra i diversi attori della filiera, favorire la creazione di valore e la sua equa distribuzione, svolgere azioni di trasparenza sui mercati. Dalla sua il comparto ha, come precisa il presidente nazionale della sezione di prodotto, che i consumi  non sono diminuiti nell’ultimo anno: i dati Ismea indicano infatti,  per i primi otto mesi del 2017, un aumento della spesa dell'1,2% rispetto all'anno precedente dopo 10 anni di cali continui. “Un trend sempre negativo è invece quello degli allevamenti che - sottolinea ancora Stancari -  mostra un processo di concentrazione ancora in corso legato anche alla mancanza di giovani in azienda.  Gli allevamenti sono passati dai 2.900 del 2000, con un totale di 340mila capi, ai meno di 700 di oggi, con un patrimonio zootecnico non superiore ai 250mila capi.” Segnali positivi arrivano comunque dai  prezzi in allevamento: sempre secondo i dati Ismea i primi 9 mesi del 2017 indicano un livello superiore delle quotazioni rispetto a quelli dei due anni precedenti per tutte le categorie (vacche +11%; vitelloni +5%; vitelli da macello +4%).  Si è osservata di conseguenza anche una ripresa dell'acquisto all'estero dei vitelli per l'ingrasso. Dopo 5 anni di flessioni continue, interrotte solo nel 2016 da una lieve ripresa, nei primi sei mesi del 2017 sono stati importati oltre 163 mila vitelloni sopra i 300 Kg, un dato in progresso del 7,9%. Un’altra priorità è rendere più comprensibile e chiara l’etichettatura obbligatoria  sull’origine della carne bovina: “Siamo stati il primo settore a introdurla nel 2002  – spiega Stancari -  ma spesso è poco leggibile e crea confusione nel consumatore. Dovrebbe essere migliorata in termini di leggibilità”.