Mondo Agricolo
L’influenza aviaria manda in crisi il settore
06.12.2017

L’influenza aviaria manda in crisi il settore

Quest’anno il settore avicolo sta affrontando una delle crisi peggiori a causa dell’influenza aviaria. Negli allevamenti colpiti sono stati abbattuti gli animali e intorno ai focolai sono state create zone di protezione e di sorveglianza, con il conseguente blocco totale delle movimentazioni. Una situazione che ha creato danni ingenti a tutti i produttori avicoli nelle regioni del Nord Italia: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. “Le zone di sorveglianza vanno dal Piemonte, con esclusione della provincia di Cuneo, a tutta la Lombardia eccetto Como e Varese, e al Veneto fino all’Emilia Romagna - segnala Oreste Massimino, presidente di Confagricoltura Piemonte e riconfermato, il 21 novembre scorso, presidente della Federazione Nazionale Avicola di Confagricoltura. “Le perdite dirette dovute all’infezione verranno risarcite con il fondo da 20 milioni di euro inserito nella legge di bilancio che servirà anche a rafforzare il sistema di sorveglianza e prevenzione dell'influenza aviaria ma - precisa Massimino - occorrerà affrontare anche la questione dei danni indiretti”. Gli abbattimenti e le difficoltà di movimentazione hanno di fatto aumentato l’offerta e creato una turbativa di mercato, soprattutto a scapito dei broiler.  E’ stata anche superata la fase più critica dell’emergenza legata alle contaminazioni da Fipronil, un insetticida vietato negli allevamenti  in tutta l’Unione europea: anche in questo caso gli abbattimenti hanno limitato o fermato la produzione di uova che in questo momento di offerta piuttosto scarsa a livello anche europeo hanno però raggiunto prezzi piuttosto elevati. “Confagricoltura – sottolinea Massimino - sarà  quindi sempre più presente ai tavoli di settore e si farà portavoce delle esigenze dei produttori avicoli. Abbiamo chiesto di partecipare alla Cabina di regia del ministero delle Politiche agricole, oggi c’è la massima attenzione sulla ripartizione delle risorse per gli indennizzi dei danni dell’influenza aviaria”.     Nel 2016, secondo i dati Istat, sono state prodotte oltre 1.366 tonnellate di carni avicole, il 5% in più rispetto al 2015, di cui quasi 981mila di carni di pollo (+5,6%). In aumento del 6% anche la produzione di carne di tacchino. La crescita è legata soprattutto al canale Ho.re.ca e al prezzo ancora più favorevole rispetto a quello dello scorso anno. Il pollo da solo, secondo i dati Ismea, rappresenta in ogni caso la carne più consumata del 2016 (con una quota del 30% del prodotto carne). I consumi pro capite sono passati da 19,5 nel 2012 a 20,4 Kg nel 2016 (rispetto ai 17,1Kg di consumo pro capite della carne bovina).