Mondo Agricolo
Olio, occorre aumentare la produzione italiana
12.12.2017

Olio, occorre aumentare la produzione italiana

“Occorre riportare la produzione olivicola italiana ai livelli di 20 anni fa. Secondo le stime di Ismea per il 2017 l’Italia dovrebbe arrivare alle 320 mila tonnellate e resta il secondo produttore mondiale di olio extravergine di oliva, ma ha perso la leadership  che è oggi della Spagna. Il nostro Paese resta inoltre dipendente dalle importazioni per circa il 65% del suo fabbisogno e nell’ultimo anno ha aumentato gli acquisti oltre-confine”. Lo sottolinea Pantaleo Greco, presidente nazionale della Federazione olivicola di Confagricoltura dal 4 dicembre scorso.  
“Per ridare dignità al settore” occorre quindi incrementare la produzione nazionale di olio extravergine di oliva, ha rimarcato sempre  Greco, anche attraverso le misure stabilite dal nuovo piano olivicolo nazionale: la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti, l’innovazione nei sistemi colturali e il rinnovamento degli impianti in modo da conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica. “Il piano nazionale di settore ad oggi – spiega sempre il presidente nazionale della sezione di prodotto – non è ancora operativo e non dispone di fondi sufficienti per generare investimenti  nel settore. Tutta la parte della ristrutturazione viene demandata ai Psr”. 
La normativa nazionale sul settore olivicolo deve inoltre essere aggiornata: “La legge 144 che regolamenta appunto gli impianti e gli espianti – sottolinea Greco - risale al 1951. Fermo restando la necessità di salvaguardare le piante monumentali di valore ambientale, paesaggistico e storico, occorre però consentire agli imprenditori agricoli di rinnovare gli impianti olivicoli. La tutela degli oliveti di pregio oggi è sostenuta in termini di costi  solo dall’azienda agricola, ma non beneficia di alcuna agevolazione pubblica”. 
Resta inoltre alta l’attenzione per la xylella che al momento riguarda le province di Lecce, Brindisi e Taranto ma è un problema che  interessa tutto il grande bacino produttivo del Mediterraneo. Risulterebbe infetto il 60% dei 10 milioni di piante presenti nella sola provincia di Lecce. Le aziende agricole hanno messo a disposizione i loro uliveti come laboratorio a cielo aperto per sperimentare i reimpianti al fine di individuare le specie di ulivi più resistenti.
Il problema di fondo dell’olivicoltura nazionale è , secondo l’ultima indagine Ismea sulla filiera (ottobre 2017), la scarsa redditività, specie nella fase agricola. Infatti, per ogni 100 euro spesi dal consumatore nella vendita al dettaglio, 49 euro sono destinati alla fase agricola che però ne utilizza 47 per coprire i costi. L’analisi della catena del valore rivela che anche le altre due fasi prima della distribuzione, frantoi e imbottigliamento (che in molti casi coincidono nella stessa azienda) risultano avere margini limitati.