Mondo Agricolo
Pasti, presidente della Federazione nazionale cereali da foraggio : “Il rilancio del mais parta da un accordo di filiera sul modello di quello del frumento duro”
17.01.2018

Pasti, presidente della Federazione nazionale cereali da foraggio : “Il rilancio del mais parta da un accordo di filiera sul modello di quello del frumento duro”

Non è stata una buona annata il 2017 per i cereali da foraggio. L’andamento climatico ha in estate penalizzato, a causa della siccità, una coltura strategica per la zootecnia come il mais. Si temeva anche una significativa contaminazione da fumonisine e aflatossine. In realtà, come spiega Marco Pasti, nuovo presidente della Federazione nazionale dei cereali da foraggio, almeno questo allarme è rientrato: “Il problema è risultato circoscritto al basso Veneto, nella zona a cavallo con l’Emilia Romagna. Il mais resta tuttavia  una coltura in profonda sofferenza – sottolinea  – non solo per l’andamento delle quotazioni mondiali sempre posizionate su livelli molto bassi, ma anche per il costante aumento dei costi di produzione a fronte di rese che  non stanno crescendo. Su quest’ultimo punto si dovrebbe investire di più sulla ricerca, sulle infrastrutture e sulle tecniche agronomiche”.
Il prezzo del mais per l’alimentazione zootecnica nel 2017 si è attestato - fa notare Pasti - intorno ai 165-168 euro a tonnellata in Friuli e Veneto orientale, una quotazione leggermente più alta, legati ai costi di trasporto, si è registrata invece Lombardia, la piazza italiana di maggior consumo per la sua spiccata vocazione zootecnica.
In base ai dati Ismea la campagna  2016-17 del mais nazionale si è chiusa ad un prezzo medio di 176,17 euro a tonnellata, in aumento del 2,4% rispetto alla precedente annata. Le quotazioni hanno registrato un calo consistente tra luglio e settembre 2016 per i livelli record dell'offerta e delle scorte mondiali, successivamente il prezzo si è lievemente rivalutato. La produzione nazionale di mais nel 2017 è comunque scesa, sempre in base a rilevazioni Ismea, a circa 6,4 milioni di tonnellate (-6,4% sul 2016) in conseguenza del calo delle superfici e soprattutto delle rese.
“Per rilanciare il comparto – sostiene Pasti - resta una sola via:  aggregare al meglio le componenti della filiera per arrivare a valorizzare la coltura del mais sul modello di quello che si è fatto con il grano duro. L’obiettivo è quello di far riconoscere il valore aggiunto di una filiera che parte dall’alimentazione zootecnica per arrivare fino ai prodotti, latte o carne tutti made in Italy, sulla tavola del consumatore. Resta comunque una strada in salita visto che nel 2017 l’Italia ha importato quasi la metà del suo fabbisogno di mais”.  (F.B.)