Mondo Agricolo
Piovan, presidente della Federazione nazionale delle proteoleaginose: “Così possiamo valorizzare la soia”
13.01.2018

Piovan, presidente della Federazione nazionale delle proteoleaginose: “Così possiamo valorizzare la soia”

Valorizzare di più la soia coltivata in Italia che è obbligatoriamente non ogm. Questo il primo obiettivo del nuovo presidente della Federazione nazionale proteoleaginose di Confagricoltura, Deborah Piovan: “Questo è un vantaggio della produzione made in Italy che oggi non riusciamo ancora a farci riconoscere. Stiamo portando avanti un progetto capace di remunerare adeguatamente i produttori di soia”. Un’altra questione importante che il comparto deve affrontare da alcuni anni è la riduzione dell’umidità imposta dagli stoccatori di semi oleosi che hanno stabilito come condizioni per il ritiro della soia il 13% di umidità anziché il 14%. “L’agricoltore – sottolinea Piovan - deve raccogliere il prodotto con un'umidità inferiore. E’ una modifica che subiamo perché non è stata concordata e non deve penalizzare i produttori. La soia di seme viene, ad esempio, comunemente accettata dalle industrie sementiere fino a un’umidità massima del 15% senza perdere in germinabilità. Intendiamo dare battaglia su questo punto che pesa solo sulle spalle degli agricoltori. Sempre in tema di rilancio  della soia made in Italy, come spiega il presidente della Federazione nazionale di prodotto, è necessario condividere una posizione più decisa rispetto alle richieste dei centri di stoccaggio: “La questione non è nuova, ma lancio un appello ai colleghi produttori: esiste una premialità per la tracciabilità della produzione che è modesta, ma di cui deve beneficiare anche il produttore di soia e non solo il centro di stoccaggio. Ci viene richiesto di certificare con una documentazione adeguata la tracciabilità della  produzione al momento del conferimento ai centri di stoccaggio. Siamo disposti a farlo condividendone, però, anche i vantaggi. In caso contrario dobbiamo essere tutti d’accordo a non fornire alcuna documentazione”.   
La soia, come è noto,  è destinata, alla mangimistica come farina ricca di proteine,  ma anche all’industria per l’estrazione dell’olio e al settore alimentare per la produzione del latte di soia e di altri prodotti, anche nell’ambito della nutraceutica. “Quello dell’alimentazione e della nutraceutica  è un utilizzo destinato a crescere – spiega Piovan – e guardando al futuro si potrebbe anche pensare a un marchio della soia italiana per prodotti ad elevato valore aggiunto. In questo caso la filiera potrebbe lavorare a progetti di ricerca comuni per  valorizzare la coltura in ambiti diversi”.
La produzione italiana di soia copre il 50%  del fabbisogno nazionale. E’ impossibile coprire tutto il fabbisogno nazionale – precisa Piovan – ma possiamo ridurre la dipendenza dall’estero”. Secondo i dati di Ismea i raccolti italiani di soia nel 2017 risultano in crescita a circa 1,2 milioni di tonnellate (+7,5% sul 2016) grazie all'incremento delle superfici, mentre le rese ad ettaro sono risultate in calo.  A livello mondiale le stime 2017 indicano invece una lieve flessione dei raccolti a 348 milioni di tonnellate (-0,6% rispetto al 2016)  con un calo generalizzato in tutti i paesi ad eccezione di USA e Cina. In aumento risulterebbero anche i consumi, che, raggiungendo livelli superiori all'offerta, determinano la contrazione delle scorte (-10,9%) a 38,6 milioni di tonnellate.