Mondo Agricolo
Report annuale dell’Efsa sulle zoonosi: non abbassare la guardia
29.12.2018

Report annuale dell’Efsa sulle zoonosi: non abbassare la guardia

Nel 2017 non sono diminuite le zoonosi rispetto al 2016 e se negli ultimi cinque anni il numero di casi di salmonellosi e campilobatteriosi è rimasto stabile, la listeriosi invece continua ad aumentare. Lo rivela la relazione annuale sulle tendenze e le fonti di zoonosi pubblicata dall'Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie  sui dati dei 28 Stati membri dell'Unione europea.
Dopo diversi anni di calo, il numero di casi di salmonellosi nella Ue si è fermato. Il dato è infatti sceso leggermente da 94.425 a 91.662 casi, ma la tendenza al ribasso rilevata dal 2008 si è arrestata. Dopo anni di significativi progressi nel ridurre le malattie veicolate da alimenti nella Ue, in particolare Salmonella, la situazione - ha commentato il direttore scientifico dell'Efsa, Marta Hugas -  è ora in fase di stallo”.
S. Enteritidis è il tipo più comune di Salmonella nell’uomo, quello che causa una epidemia su sette di origine alimentare, in particolare nei prodotti a base di carne e uova, responsabili del maggior numero di focolai. Nel periodo 2013-2017 il dato sui casi confermati di S. Enteritidis nell'uomo è rimasto stabile e nelle galline ovaiole sembrava rispecchiare analoga tendenza. I 5.079 focolai veicolati da alimenti e acque segnalati nel 2017 rappresentano un calo del 6,8% rispetto al 2016.
I casi di campilobatteriosi sono diminuiti leggermente nel 2017 rispetto al 2016 (246.158 rispetto a 246.917), e la più alta percentuale di presenza è stata rilevata nella carne di pollo (37,4%) e nella carne di tacchino (31,5%).
Per quanto riguarda la listeriosi, il report dell’Efsa segnala 2.480 infezioni contro le 2.509 del 2016. Tuttavia negli ultimi cinque anni la tendenza è stata al rialzo. La fascia di popolazione più colpita dalla malattia nel 2017 è stata quella degli anziani, in particolare i soggetti di oltre 84 anni. I più alti livelli di L. monocytogenes sono stati rilevati in pesce e prodotti della pesca (6%); in seconda battuta le insalate pronte (4,2%).