Mondo Agricolo
Un progetto europeo di ricerca che coinvolge anche l’Italia studia come proteggere il mais dagli stress idrici
16.02.2019

Un progetto europeo di ricerca che coinvolge anche l’Italia studia come proteggere il mais dagli stress idrici

Da qui al 2050 la produzione di mais in Italia potrebbe ridursi del 15%, mentre quella di frumento aumentare della stessa percentuale a causa di siccità e temperature elevate. Per prevenire conseguenze preoccupanti un team internazionale di ricercatori che coinvolge anche l’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibimet) e il Dipartimento di scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente (Dispaa) dell’Università di Firenze si è posto l’obiettivo di cercare di proteggere le colture da stress idrici e termici individuando nuovi modelli di pratiche colturali e di miglioramento genetico delle varietà nell’ambito del progetto europeo Modeling European Agriculture with Climate Change for food Security.

Gli studiosi hanno analizzato dieci modelli colturali diversi valutando, regione per regione, i possibili effetti del cambiamento climatico sulle rese di frumento e mais a livello europeo. Come ha spiegato Marco Moriondo, ricercatore del Cnr-Ibime, lo studio va interpretato come base per individuare pratiche colturali capaci di salvaguardare le rese di fronte ai cambiamenti climatici. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Communications.
Mantenendo le varietà e le date di semina invariate e considerando l’attuale distribuzione delle irrigazioni, la produzione complessiva di mais a livello europeo è destinata a diminuire del 20% nel 2050, mentre per il frumento si potrebbero avere incrementi intorno al 4%.
In Italia, gli effetti più evidenti per il mais sono localizzati nel Settentrione, dove si ipotizzano nel peggiore dei casi, come detto, diminuzioni di resa fino al 15%. Viceversa, per il frumento il cambiamento climatico potrebbe determinare incrementi omogeni di resa fino al 15%.
Il ciclo vitale del frumento si sviluppa a partire dal periodo autunnale-vernino e termina quando le condizioni idriche del suolo e le temperature sono ancora buone. Il mais, coltura primaverile-estiva, è invece esposta a condizioni idriche e a temperature che divengono estreme specialmente nel periodo estivo, portando a sensibili diminuzioni di resa. Secondo il ricercatore sarà quindi lo stress idrico, piuttosto che quello termico alla fioritura, a influire sulla riduzione della produzione di colture erbacee nei prossimi 30 anni.
L’uso di varietà a ciclo lungo per il mais è comunque da sconsigliare, poiché esporrebbe ancora di più la coltura a stress idrico e termico. Per il frumento, varietà a ciclo più lungo potrebbero essere invece adottate soprattutto in Nord Europa, per sfruttare maggiormente il periodo ottimale di crescita.