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Anga: “La risorsa giovani va coltivata per favorire il rilancio del settore agricolo”
“Noi giovani di Confagricoltura possiamo contribuire ad innovare e a rilanciare dal punto di vista economico il settore primario, ma servono misure per l’inserimento dei giovani in agricoltura, per il ricambio generazionale e per garantire la permanenza delle aziende under 40 già insediate”. Questo il commento di Alessandra Cecere, vice presidente dell’Anga, al termine della riunione dell’interregionale Sud che, in due giorni di lavori, ha fatto il punto sulle problematiche dell’agricoltura meridionale, dal recente accordo con il Marocco, alla crisi economica, alla prossima riforma della politica agricola comune, che s’intrecciano con la “questione giovanile”, particolarmente sentita al Sud. La vice presidente dell’Anga si è soffermata sul recente incontro con il ministro Corrado Passera e sul documento di proposte dell’Anga per lo sviluppo.
L’intervento dell’europarlamentare Giovanni La Via, che ha illustrato ai rappresentanti delle province meridionali lo status quo della Pac, è stato l’occasione per affrontare le principali, pesanti incognite europee. Filippo Schiavone, delegato al Ceja (Consiglio europeo dei giovani agricoltori) ha sottolineato la necessità di quantificare quanto prima il budget a disposizione, evitando ogni erosione e prevedendo adeguati strumenti di mercato per fronteggiare la volatilità dei prezzi. Occorre un’attenzione particolare al “pacchetto giovani”. “Non è sufficiente per favorire una vera politica di ricambio generazionale e di sviluppo della competitività e redditività delle imprese agricole”, ha osservato il componente di Giunta Anga Dario Di Vincenzo, mettendo in evidenza la necessità di una soglia minima di pagamenti, oltre a rivedere i meccanismi del “greening” e del “tetto ai sostegni”. L’onorevole La Via si è mostrato disponibile ad accogliere le proposte e gli emendamenti dei giovani imprenditori.
Infine, con il presidente di Agroenergia, Andrea Pannocchieschi d'Elci, sono stati esaminati i due decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili. Non sono state salvaguardate sufficientemente, in quello sul fotovoltaico, alcune tipologie di investimenti di rilevante interesse agricolo come quelli finalizzati all’autoconsumo e alla realizzazione delle serre fotovoltaiche. Anche l’altro decreto rischia di penalizzare proprio il settore agricolo. Infatti, per gli impianti a biogas le tariffe base previste non sono sufficienti a realizzare gli investimenti e ci sono eccessive restrizioni per l’utilizzo delle coltivazioni dedicate.







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