25.10.2018

World Pasta Day, Confagricoltura: "L'impegno per un prodotto tricolore dal campo alla tavola"

"Il mondo agricolo e la filiera tutta stanno lavorando per  proporre una pasta al cento per cento made in Italy, dalla spiga allo spaghetto. Il nostro Paese è il primo produttore in Europa di grano duro, con oltre 200mila imprese agricole coinvolte ed ha una produzione di pasta inconfondibile, con marchi apprezzati dai consumatori in tutto il mondo". Lo ha sottolineato Confagricoltura in occasione del "World Pasta Day" - la giornata dedicata ad uno dei prodotti più amati e riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell'umanità dall'Unesco - che si è celebrata il 25 ottobre e che quest'anno ha fatto tappa a Dubai.
 
"In quest’ottica – ha ricordato Confagricoltura - recentemente abbiamo firmato un patto di filiera per rafforzare la produzione nazionale, aumentando la disponibilità di grano duro italiano adatto alla pastificazione, incentivandone la produzione sostenibile e la tracciabilità, e sostenendo gli agricoltori che scelgono di puntare sulla qualità. L’intesa è stata sottoscritta con altre sette sigle della filiera che comprendono le associazioni delle imprese sementiere, della vendita dei mezzi tecnici, della commercializzazione e dello stoccaggio, della produzione agricola della prima e seconda trasformazione; coprendo cosi tutta la filiera dalla fornitura di mezzi tecnici allo stoccaggio, al consumo finale. Per l’attuazione del protocollo ci si avvarrà anche della collaborazione del mondo della ricerca ed in particolare del Dipartimento per la Innovazione nei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali dell’Università della Tuscia".
 
"I produttori vogliono lavorare concretamente perché venga promossa e difesa in maniera coesa un’immagine forte del settore granario, dal campo alla tavola – ha sottolineato Confagricoltura -. La pasta italiana al 100% permetterà di salvaguardare e rilanciare la coltivazione del grano duro che affonda nelle tradizioni e vocazioni dei territori; ancor più  fondamentale se si tiene presente che, in alcune aree del Paese, per esempio al Sud, non ci sono alternative ad essa – ha concluso l'Organizzazione -. L’obiettivo è anche quello di permettere a molti agricoltori, adesso schiacciati dall’andamento dei prezzi della materia prima, a continuare ad investire nella semina di grano duro. E' arrivato il momento di rimettere la coltura del grano al centro dell’agricoltura nazionale".