Sala Serpieri

Il Salone di Palazzo della Valle (attualmente “Sala Serpieri” in onore di Arrigo Serpieri, insigne cultore di economia agraria) presenta tre finestre ed altre tre più piccole in alto, con sguinci dipinti, che danno sul Corso Vittorio Emanuele II. E’ l’ambiente (m. 12x12) che si presenta conservato nel modo più omogeneo, coperto da uno splendido soffitto a cassettoni con rosoni, girali e putti dorati, che reca al centro lo stemma a colori del Cardinale, e il cappello cardinalizio.

Le pareti sono completamente affrescate con finte architetture costituite da finestre, inquadrate da pseudocariatidi, aperte su paesaggi agresti con rovine.

In particolare, le pitture della parte superiore delle pareti rappresentano figure di guerrieri e femminili, alternate a finte finestre dalle quali si scorge un cielo nuvoloso. Quindi un fregio con figure femminili, sirene, divinità marine, avente al centro delle quattro pareti lo stemma del cardinale entro ghirlande di frutti.

La sottostante decorazione, sempre dipinta, presenta figure maschili e femminili in funzione di cariatidi, alternate con finte finestre a balaustri, aperte su paesaggi con ruderi.
Nella parete a sinistra dell’entrata, domina il grandioso camino in cipollino recante sulla mensola un’iscrizione in latino (Cardinale Andrea della Valle, presbitero di S. Prisca, fece). Ciò fa ritenere, come anche lo stile dei dipinti, che la decorazione sia stata eseguita dopo il 9 febbraio 1531, quando Andrea della Valle divenne cardinale titolare di S. Prisca. Il camino è sormontato da un affresco rappresentante una bella scena allegorica. Per la decorazione della Sala è stato fatto il nome di Cecchino Salviati (Francesco de’ Rossi, 1510-1563), ma forse sarebbe meglio pensare alla scuola di Giulio Romano (1499-1546) che, informa il Vasari, era attiva nel palazzo.

Il pavimento in cotto, ampiamente restaurato come tutti gli altri del piano nobile, recava al centro lo stemma del porporato, di cui restano avanzi. In un ambiente vicino alla Sala, al centro del pavimento, è stato conservato un campionario dei vecchi materiali impiegati. Sotto al soffitto dello stesso ambiente corre un fregio classicheggiante in stucco con Vittorie alate che reggono lo stemma della famiglia Del Bufalo.