15.06.2012

Ambiente, Veggia: ”Piu’ investimenti in ricerca e innovazione nella sfida per lo sviluppo sostenibile”

“Il mondo agricolo non solo è pronto a raccogliere la sfida dello sviluppo sostenibile, ma ha già raggiunto importanti risultati, assicurando sul territorio nazionale una presenza costante di imprese competitive, che generano reddito ed occupazione con la produzione di alimenti sani e sicuri, nel rispetto dell’ambiente e della salute umana.” Lo ha detto il vicepresidente della Confagricoltura Ezio Veggia intervenendo al convegno “L’innovazione nella gestione ambientale come business”, organizzato a Milano da Certiquality e Assolombarda.  
“Per proseguire in questa direzione - ha aggiunto Veggia - è necessario investire nel settore, consentendo ad un sempre maggior numero di imprese agricole di raggiungere dimensioni sufficienti, produrre e competere sul mercato; non solo sul piano della qualità, ma anche dei prezzi. Ricerca e innovazione, anche nella difesa dell’ambiente, sono fondamentali. E in questo il settore agricolo, ma più in generale l’Italia, hanno ancora molta strada da fare.”
Uno dei principali obiettivi di Europa 2020 è quello di aumentare sino al 3% la quota di Pil destinata a finanziare ricerca e innovazione. Oggi nel nostro Paese, secondo i dati Eurostat, si impegnano risorse  per l’1,26% del Pil. La media dell’Europa a 27 è del 2% e ci sono Paesi che già superano tale soglia: 2,26% la Francia, 2,82% la Germania, 3% Danimarca, Finlandia e Svezia.
Soprattutto l’Italia è stata poco ambiziosa: ha fissato come obiettivo una quota dell’1,53% del Pil, uno tra i più bassi d’Europa, al pari della Bulgaria e della Lituania.
“Certo – ha precisato -  la ricerca non è solo quella sostenuta da finanziamenti pubblici e non devono essere le risorse finanziarie a trainare le innovazioni, questo è un indicatore importante di quanto il nostro Paese creda e punti al cambiamento nel business.”.
Per Confagricoltura occorre investire di più anche nel collegamento tra enti ed istituti di ricerca e imprese, raccogliendo le istanze degli imprenditori e mettendole al centro degli obiettivi dei ricercatori  nella  importantissima fase della divulgazione e della diffusione delle innovazioni.“ Per fare questo non servono risorse – ha concluso Veggia - ma solo indirizzi politici per avvicinare le imprese ai laboratori, specie quelli pubblici, ricostituendo un rapporto che è venuto meno nel tempo ed è invece un elemento essenziale della rete di conoscenze al servizio della crescita e dell’occupazione”.