28.12.2015

Il disegno di legge contro il lavoro nero ed il caporalato va nella direzione giusta ma bisogna superare alcune criticità

Confagricoltura giudica nel complesso positiva l’iniziativa dei ministri delle Politiche agricole, del Lavoro e della Giustizia volta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura attraverso un apposito disegno di legge, necessario anche a tutela delle tante imprese che operano nel rispetto della legalità.
 
Con riguardo all’inasprimento del sistema sanzionatorio per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il presidente Guidi – pur comprendendo le ragioni ispiratrici – ha espresso l’auspicio che le norme penali ipotizzate siano equilibrate e vadano a colpire i veri criminali, ossia coloro che organizzano l’attività di intermediazione illecita e se ne avvantaggiano economicamente.
 
“E’ inoltre essenziale – ha proseguito il presidente Mario Guidi – introdurre misure finalizzate a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, assolutamente necessarie se si vuole combattere efficacemente il caporalato e lo sfruttamento, a partire dagli sgravi per l’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, previsti sia nella legge di Stabilità dello scorso anno, sia in quella recentemente approvata, ma con limiti che li rendono praticamente inapplicabili.”
 
Il rafforzamento del ruolo e delle funzioni della Rete del lavoro agricolo di qualità, previsto nel disegno di legge, è sicuramente utile a favorire il pieno utilizzo di questo importante strumento, anche se è necessaria una riflessione sulle ragioni che hanno fatto registrare, in questi primi mesi, un numero di richieste di adesione inferiore alle aspettative.
 
“La rete non ha dato i risultati aspettati, anche se le aziende finora iscritte sono per la maggior parte associate a Confagricoltura, a partire dalla mia – ha evidenziato Guidi -. Il motivo è che i requisiti previsti per l’iscrizione, soprattutto di carattere amministrativo, sono eccessivamente rigidi e precludono la possibilità di aderire alla Rete anche ad aziende destinatarie di sanzioni amministrative per violazioni lievi e di carattere meramente formale, rispetto alle quali hanno già provveduto alla regolarizzazione della violazione ed al pagamento della sanzione”.
 
Inoltre le aziende temono che l’iscrizione alla Rete possa rappresentare una ulteriore inasprimento dei controlli nei loro confronti. L’obiettivo della legge, invece, è proprio l’opposto: concentrare i controlli sulle aziende agricole non iscritte. “Le imprese su questo punto vanno rassicurate e, possibilmente, anche incentivate economicamente”.
 
L’aspetto su cui invece Confagricoltura è proprio contraria è l’introduzione di un criterio induttivo di valutazione della congruità della manodopera occupata, al quale potrebbe essere legata non solo l’iscrizione alla rete, ma anche l’eventuale concessione di agevolazioni e erogazioni. “Si tratta – ha commentato il presidente di Confagricoltura – di una misura di dubbia legittimità costituzionale che rischia di penalizzare, paradossalmente, proprio le aziende innovative, che ottimizzano i fattori di produzione e che razionalizzano l’utilizzo di risorse umane.”