07.02.2017

Bruxelles, Guidi al Parlamento europeo: “Occorre affrontare con coraggio, efficacia ed efficienza la nuova strategia economica per l’agricoltura della Ue”

“Nei campi, in tutta Europa, è in corso una rivoluzione culturale e silenziosa, a noi il compito di amplificarne la voce e le necessità. Ha come base un agricoltore nuovo, moderno, in una parola connesso. Il nostro traguardo è un programma europeo per l’agricoltura, che sia capace di guardare al futuro, con l’innovazione al centro delle sue strategie e che non trasformi gli adempimenti in carichi burocratici per le imprese agricole. Negli ultimi dieci anni, secondo i dati di Farm Europe,la crescita della produttività agricola è diminuita del 54%; il quadro delle politiche europee deve rilanciare le strategie e gli investimenti in tutta la food chain” Lo ha affermato il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, presidente del Global Food Forum 2016, consegnando al commissario Agricoltura e Sviluppo Rurale, Phil Hogan le conclusioni tratte in occasione del GFF di Pavia. L’incontro di oggi è stato patrocinato dall’europarlamentare francese Michel Dantin e ha previsto la presentazione ai parlamentari europei dei risultati del primo Global Food Forum dello scorso ottobre, che aveva riunito più di 200 alti rappresentanti di Istituzioni europee e nazionali, Amministrazioni,  Organizzazioni agricole, società dell’agroalimentare ed esperti del settore.
 
Con la Pac del futuro alle porte non si può perdere l’occasione di rendere possibile, attraverso regole semplici ed innovative, quella rivoluzione culturale, ma anche economica, che già è in atto e riguarda un gran numero di imprese e ampia parte del territorio. Oggi la spesa per la politica agricola comune, circa 50 miliardi di euro, è indirizzata a 10,8 milioni di aziende agricole e 174,6 milioni di ettari di superficie agricola, il 40 per cento circa del territorio dell’UE. “Va affrontata con coraggio – ha sottolineato Guidi - quella che per noi dovrà essere una nuova strategia economica per l’agricoltura europea. L’agricoltore deve esserne l’artefice, non subire passivamente decisioni che non tengono conto della realtà delle nostre aziende, delle nostre imprese, delle nostre cooperative. E se la capacità di previsione e la visione strategica, sono sicuramente elementi che devono essere essenzialmente propri dell’imprenditore, certezza e fiducia sono elementi che dipendono anche da politiche efficaci ed efficienti. E’ su questo che credo dobbiamo lavorare, da subito e poi anche in vista del “post 2020””.
 
“La sostenibilità ambientale - ha detto Guidi -  è un elemento connaturato agli interventi di politica agricola. E chi lo può sapere meglio dell’agricoltore che convive con il suolo, con l’ambiente, con l’acqua, che fa impresa proprio grazie agli elementi naturali che quotidianamente protegge, attraverso lo svolgimento della propria attività? Purtroppo ogni anno, sempre secondo Farm Europe, l’Europa perde 300mila agricoltori e un milione di ettari e questo certo limita la sostenibilità ambientale. Ma deve essere soprattutto frutto di uno sviluppo sostenibile complesso, basato sull’innovazione. I progressi tecnologici nel settore agricolo creano nuove opportunità per le politiche europee in materia di ambiente e sostenibilità. La sostenibilità ambientale deve essere caratterizzata, indicizzata e calata al livello aziendale, contestualizzata alla tipologia di business ed al luogo in cui si fa agricoltura, il territorio. E allora prima di pensare alla sostenibilità ambientale in termini di penalità a carico delle imprese si potrebbe iniziare a ragionare su una premialità per quello che l’azienda fa, a seconda dell’obiettivo che si persegue, e anch’esso deve essere “dinamico””.
 
Il presidente di Confagricoltura ha anche ricordato che tutto s’intreccia e nulla può prescindere anche da regole chiare e trasparenti, che regolino le relazioni all’interno della catena alimentare. A partire dalla valorizzazione dei prodotti da realizzare con il maggiore equilibrio all’interno della filiera agroalimentare, che passa attraverso un aumento del valore aggiunto dei prodotti grazie anche all’innovazione dei processi produttivi. “Ragioniamo su obiettivi piuttosto che su sistemi impositivi e sanzionatori, che si sono dimostrati di dubbia efficacia anche perché dall’applicazione molto complessa. Si parla di smart farming perché è l’agricoltore stesso, oggi, ad essere smart. Diamogli gli strumenti – ha concluso Guidi - per consentirgli di coltivarla e svilupparla questa intelligenza. A partire da una futura Pac più Europea, pur nel rispetto delle diversità”.