10.05.2017

Pomodoro da industria, Confagricoltura: "Non possiamo accettare quotazioni sottocosto". Chiesto intervento del ministero

“Nel bacino del Centro-Sud ancora una volta si stanno effettuando investimenti colturali per il pomodoro da industria senza poter pianificare in maniera corretta la produzione, per le rigidità della controparte industriale nella contrattazione. Una situazione insostenibile che abbiamo più volte portato all’attenzione del tavolo di filiera”. Lo sottolinea il presidente della Federazione Nazionale di Prodotto Marco Nicastro che chiede ora al ministero per le Politiche agricole di intervenire per conciliare le posizioni degli operatori ancora molto distanti.
 
Confagricoltura fa presente come il prezzo proposto dall’industria risulti “molto basso ed in continua diminuzione nel corso degli ultimi anni. La quotazione di 8,2 euro/quintale, proposta per il pomodoro tondo, è inferiore del 6% rispetto all’anno scorso e del 14% rispetto al 2015. A fronte di ciò i costi sono stimati dal Centro Studi dell’Organizzazione in 12 euro/quintale.
 
“Così non c’è neppure il pareggio costi-ricavi – osserva il rappresentante di Confagricoltura -. Non si può più continuare con quotazioni sottocosto, rischiando di determinare un problema strutturale per il futuro del comparto”.
 
L’Italia con oltre 70mila ettari di superficie investita e 5,4 milioni di tonnellate di pomodoro inviato alla trasformazione detiene il primato in Europa nella produzione di derivati ed è terza al mondo solo dopo la Cina e gli Stati Uniti – ricorda l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Il primato di maggior produttore in Europa diventa quello di maggiore produttore mondiale quando si tratta di pomodori pelati, un prodotto tradizionale delle aziende meridionali.
 
“Abbiamo tutte le carte in regola, come filiera, per rilanciare il settore e esaltare una produzione emblema del made in Italy - conclude Marco Nicastro per Confagricoltura - Bisogna superare le contrapposizioni e lavorare in sinergia, remunerando il prodotto con quotazioni eque, programmando in anticipo le produzioni e garantendo certezza nella tempistica della trattativa; quindi certificando il prodotto”.