17.03.2017

Il parere dell'Echa conferma che non ci sono prove scientifiche contro il glifosate, strumento indispensabile per la competitiività delle aziende agricole europee

Confagricoltura esprime soddisfazione per le conclusioni dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche che, come previsto dal regolamento europeo 2016/1056, ha pubblicato il parere relativo al glifosate richiesto dalla Commissione Europea nell’ambito del processo di valutazione della sostanza.
L’Agenzia ha concluso che non ci sono prove scientifiche per classificare il glifosate come cancerogeno, sulla base degli studi su animali ed esseri umani condotti finora da altre organizzazioni e istituti, sia pubblici che privati, confermando gli indirizzi già espressi dall’EFSA, e cioè che è improbabile che la sostanza sia genotossica o che presenti una minaccia di cancro per l'uomo.
Il quadro delineato, a parere di Confagricoltura, evidenzia pertanto che la molecola del glifosate è soggetta a un rigoroso processo di valutazione da parte delle autorità europee, che tiene conto dell’effettivo rischio a cui possono essere esposti gli operatori, i consumatori e l’ambiente, prevedendo anche in fase di utilizzo ulteriori precauzioni e restrizioni, così come è avvenuto negli ultimi mesi con i decreti del ministero della Salute.
Il parere dell’ECHA sarà ora trasferito alla Commissione Europea, che potrà quindi riavviare il confronto con gli Stati membri al fine di concludere l’esame per il rinnovo dell’uso della sostanza  entro la fine dell’anno. Il regolamento prevede, infatti, che l’iter di approvazione del glifosate debba concludersi entro sei  mesi dalla data di ricevimento da parte della Commissione del parere del comitato per la valutazione dei rischi dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche e comunque non oltre il 31 dicembre 2017.
“Se non dovesse essere confermata l’autorizzazione sul glifosate – rimarca l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -  le aziende agricole verrebbero private di uno strumento indispensabile per il loro lavoro, rendendole meno competitive rispetto alle aziende di Paesi extra UE, dove la sostanza resterebbe comunque ammessa. Il glifosate, infatti, in agricoltura, contribuisce al controllo delle infestanti in maniera efficiente ed il suo divieto farebbe lievitare i costi di gestione per le aziende europee, che operano comunque in un mercato globale.”