21.04.2016

Autorizzazioni vigneti, in Veneto boom di richieste

Boom di domande nel Veneto per le autorizzazioni di nuovi impianti viticoli, il sistema che ha sostituito quello dei diritti di impianto e reimpianto, andato in pensione il 31 dicembre scorso. Secondo i dati dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), che ha chiuso l’istruttoria il 31 marzo, su 66 mila ettari richiesti complessivamente su tutto il suolo nazionale oltre la metà arrivano dal Veneto: sono 34.677 gli ettari di nuovi vigneti chiesti, con un boom che, secondo le prime indiscrezioni, riguarda soprattutto la Bassa Veronese, il Rodigino e il Veneziano. In tutto, in Italia, le domande sono state 12.531, di cui 3.856 in Veneto. A fare richiesta di nuovi impianti sarebbero soprattutto le aziende cerealicole e zootecniche, che stanno vivendo una gravissima crisi di settore e che nel vino vedrebbero il possibile sbocco per ottenere redditività.
Le attese, però, potrebbero andare deluse, come spiega Christian Marchesini, presidente regionale dei viticoltori di Confagricoltura: “Ogni regione, secondo le regole del nuovo sistema, ha diritto ad un 1 per cento della superficie vitata, che corrisponde alla quota di incremento stabilita dalla nuova Pac (Politica agricola comune) 2014-2020 per gli Stati membri. L’Italia possiede 650 mila ettari, quindi il potenziale annuo di vigneti è di 6.500 ettari. Per quanto riguarda il Veneto, che conta su 80 mila ettari, quest’anno ne verranno concessi 800. La domanda di 34 mila nuovi ettari eccede, dunque, in maniera abnorme la disponibilità e, di conseguenza, le assegnazioni saranno molto ridotte. Secondo il sistema di proporzioni su ogni richiesta verrà concesso un quarantesimo: chi ha chiesto diecimila metri si vedrà riconosciuto 240 metri. Se l’assegnazione è inferiore al 50 per cento si può rinunciare”.
Al primo banco di prova il nuovo sistema, secondo Marchesini, rivela luci e ombre: “Da un lato i dati evidenziano un grande dinamismo dell’universo vitivinicolo e degli imprenditori veneti, che fa rima con prospettive di redditività per la nostra regione. Dall’altro è chiaro che questa ubriacatura di domande crea problemi sul modo di gestire flussi così repentini e rischia di portare ad uno svilimento di zone produttive che hanno ottenuto riconoscimenti importanti, in quanto la viticoltura si sposta in zone non vocate togliendo vigneti alle colline del Valdobbiadene o alla Valpolicella, che si vedranno concedere 230 metri per ettaro. Confidiamo, di fronte a questi scenari, che venga impostata in futuro una corretta programmazione regionale, che dovrà tenere conto dello squilibrio di domanda e offerta compiendo scelte chiare e nette che evitino di massificare e svilire i valori in campo. Ci auguriamo, in sostanza, che nel bando del 2017 si pongano paletti precisi, che tengano conto nell’assegnazione delle autorizzazioni di importanti requisiti come l’appartenenza a zone storiche o delle aziende che lavorano con certi criteri qualitativi”.
Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso, non trova del tutto negativa tanta abbondanza: “Indubbiamente ci sono molte aziende di pianura che hanno fatto domanda – ragiona – e non è difficile capire il perché. Il settore vitivinicolo sta andando molto bene, contrariamente ad altri settori agricoli che stanno vivendo una fase di grande difficoltà. Naturale, quindi, che le aziende cerchino di indirizzarsi in colture più redditizie. Quello che trovo interessante è il dinamismo che anima l’imprenditoria veneta, segno di vitalità e di prospettive di crescita. Treviso si conferma al top del settore vitivinicolo, con molte domande di nuovi vigneti e un interesse ad andare verso i vitigni Glera o Pinot grigio, che hanno una redditività importante data anche dal fatto che il mercato ricerca vini fruttati o leggeri”.
Rincara sulla necessità di un adeguamento del bando Gianclaudio De Martin, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Treviso e della cantina sociale di Orsago, oltre che vicepresidente del Consorzio Vini Venezia e membro del cda della doc Prosecco: “Bisognerà trovare un compromesso per non ledere i principi della libera impresa – precisa -, ma in ogni caso il bando regionale dovrà essere più mirato rispetto a quello di quest’anno, che assegna una percentuale secca di vigneti a chiunque disponga di una superficie agricola. Questo principio crea una turbativa, favorendo le enormi superfici di centinaia di ettari del Rodigino e del Veneziano rispetto al viticoltore storico della Marca, che al massimo dispone di poche decine di ettari. Il rischio è anche che i neo viticoltori in provincia di Rovigo si trovino, in assenza di consorzi, senza strutture di sostegno e quindi con l’obbligo di andare sul mercato da soli, con un possibile sbilanciamento di mercato”.
 
Nella graduatoria delle nuove autorizzazioni spicca, dopo il Veneto, il Friuli con 10.876 ettari richiesti, seguito dalla Sicilia con 4.738, dall’Emilia Romagna con 4.564, dalla Puglia con 4.042 e dalla Toscana con 2.746.