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Boom degli equidi nel Nordest: +30% negli ultimi dieci anni. Confagricoltura Veneto a Fiera Cavalli presenta uno Studio con CGIA
11.11.2019

Boom degli equidi nel Nordest: +30% negli ultimi dieci anni. Confagricoltura Veneto a Fiera Cavalli presenta uno Studio con CGIA

Nell’ultimo decennio la presenzadegli equidi ha registrato una crescita esponenziale in quasi tutte le regioni italiane. Un vero e proprio boom si è avuto nel Nordest, con un + 30%, mentre nel Centro e nel Mezzogiorno l’incremento è stato un po’ più del 20%. Un’esplosione dovuta sia alle attività legate all’universo agricolo, che ha proceduto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio zootecnico, sia alla grande riscoperta del cavallo in ambiti come quelli dell’agriturismo, dell’ippoterapia e del turismo equestre in generale.
Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre, presentati nell’ambito di Fieracavalli alla presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, del presidente di Confagricoltura Veneto Lodovico Giustiniani, del direttore della Cgia di Mestre Renato Mason, del presidente di Confagricoltura Verona Paolo Ferrarese.
In Italia, secondo i dati dell’Anagrafe degli equidi, ci sono oltre 450.000 equidi, di cui la maggior parte sono cavalli. Nell’ultimo decennio la crescita è stata pari al 25,6%: nel 2007 erano infatti 350.282. In termini assoluti il primato in Italia va alla Lombardia, dove sono presenti 56.934 equidi. Seguono Lazio (55.257), Sicilia (39.961), Piemonte (37.056), Emilia Romagna (35.374), Veneto (34.157), Toscana (27.507), Puglia (26.342), Abruzzo (22.633), Campania (16.596).
In termini percentuali di crescita il primo posto è della Valle d’Aosta, con + 211,7 equidi nell’ultimo decennio, seguita da Umbria (+120,6%), Friuli Venezia Giulia (+88,8%), Veneto (+51,4%), Puglia (+51%), Lazio (+39,4%), Sicilia (+32,1%), Lombardia (+31,6%), Marche (+30,1%), Piemonte (+38,5%).
In forte aumento il numero di allevamenti di cavalli e altri equidi, con 2.884 imprese registrate nel 2018 rispetto alle 2.560 del 2008 (+ 12%). Il Nord Ovest domina con 1.130 imprese, seguito dal Nord Est con 630, dal Centro con 619 e dal Mezzogiorno con 505.La Lombardia guida la classifica con 771 allevamenti, seguono Piemonte (311), Lazio (275), Toscana (251), Emilia Romagna (194), Veneto (191), Trentino-Alto Adige (180), Sardegna (139), Sicilia (100), Campania (82). Negli ultimi 4 anni il cavallo ha guadagnato terreno anche negli agriturismi, dove le attività legate all’equitazione lo vedono sempre più protagonistacon un +22,4%. Un boom che riguarda soprattutto il Sud, con 563 agriturismi con attività di turismo equestre. Comanda la classifica la Sicilia (261 agriturismi), seguita da Lombardia (200), Umbria (138), Toscana (106), Piemonte (95).
Il cavallo in Italia dà lavoro a una schiera che oscillatra le 40.000 e le 50.000persone, suddivise in realtà poliedriche ma con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura. Di questi, tra 8.000 e 10.000 sono artieri, stallieri e addetti all’allevamento. Sono 35.000 le aziende agricole che allevano equidi, di cui 2.884 come attività prevalente. Numero consistente anche quello dei veterinari, che si occupano di zootecnia e cavalli di equitazione, che assommano a 1.200. Sono 125.000 i proprietari di cavalli, 480 i fantini e quasi 100.000 gli atleti tesserati alla Federazione italiana sport equestri (Fise), cui vanno aggiunti 28.800 atleti tesserati alla Federazione italiana turismo (Fitecrec-Ante).In più ci sono allenatori, istruttori, giudici di gara e i lavoratori dell’indotto (vestiario, accessori cavallo, mezzi di trasporto).
“Sapevo che in Italia avevamo tanti cavalli, ma scoprire da quest’indagine che sono oltre 450.000 è stato sorprendente”, ha sottolineato Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Io ho avuto una grande esperienza con i cavalli, perché nella mia famiglia li abbiamo avuti per 35 anni. Il cavallo dev’essere considerato un fattore trainante della nostra economia. Attorno a questo bellissimo animale ruotano turismo, sport, equitazione, terapie riabilitative, che danno lavoro a decine di migliaia di persone, creando un giro d’affari che ammonta ad alcuni miliardi di Pil. Servono tavoli a cui devono sedere persone competenti, con un programma sul medio-lungo periodo. Nei prossimi tre anni e mezzo di governo dobbiamo costruire politiche attive per far sì che questo universo continui a svilupparsi, occupando un posto preponderante anche in Europa”.
“Le attività ippiche collocate all’interno del mondo agricolo, dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa all’ippoterapia e al turismo equestre registrano un grande sviluppo  e perciò va posta una crescente attenzione a questo settore – hanno spiegato Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Renato Mason, direttore di Cgia -. Dai dati della ricerca emerge un particolare riconoscimento alla capacità allevatoriale italiana. Nelle esportazioni, infatti, un terzo del valore è dato da cavalli riproduttori di razza pura. Nel prossimo decennio uno studio di Untwo, organismo dell’Onu, prevede un aumento degli arrivi turistici nel Sud Europa-area mediterranea pari al 20 per cento. Il cavallo potrà quindi diventare un fattore attrattivo, ma occorre mantenere standard elevati di qualità nell’intera filiera preservando e migliorando le nostre razze anche per caratterizzare il territorio e le tradizioni”.
Giovanna Parmigiani, componente di giunta nazionale di Confagricoltura, ha rimarcato che “quello legato al cavallo è un settore in grande sviluppo e in grande cambiamento. Noi aziende agricole dobbiamo porci in maniera differente con i consumatori. Una volta la filosofia era di produrre tanto cibo a prezzi bassi. Adesso siamo chiamati a svolgere un ruolo ben diverso, diversificando le nostre attività e ampliando lo sguardo anche al turismo equestre e alle ippovie, che sono veicoli di conoscenza e promozione per la nostra agricoltura e i nostri prodotti”.