12.06.2019

Decreto flussi, solo 80 operai agricoli assegnati a Padova

Il presidente Michele Barbetta: “Quote insufficienti a coprire 300 domande di stagionali. Va data una concreta risposta alle aziende, altrimenti si dà spazio al lavoro irregolare”
  
Ottanta lavoratori assegnati alla provincia di Padova a fronte di 300 domande. Le raccolte stagionali della frutta e della verdura cominciano nel segno della carenza di manodopera. Il decreto flussi, pubblicato il 9 aprile scorso, ha autorizzato l'ingresso in Italia di un numero limitato di braccianti di provenienza extracomunitaria, tanto che le aziende lamentano una grossa difficoltà a trovare organico per le raccolte.
 
Per il lavoro stagionale nel settore agricolo e turistico-alberghiero, il ministero dell’Interno ha stabilito l’ingresso in Italia di 18.000 cittadini non comunitari residenti all’estero, da ripartire tra le Regioni e le Province autonome. A Padova sono stati assegnate 60 quote per il lavoro stagionale e 20  per il lavoro stagionale pluriennale (cioè stagionali che tornano ogni anno a fare le raccolte). I posti per i lavoratori stagionali riguardano i cittadini appartenenti alle 28 nazionalità indicate nel decreto: Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea, Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia e Ucraina. Il numero è insufficiente per coprire le necessità di braccianti nei campi della provincia di Padova in vista delle raccolte in arrivo: ciliegie, pesche, albicocche, meloni e successivamente uva, mele, pere e kiwi.
 
“Confagricoltura è impegnata nell’informazione e nell’assistenza alle proprie aziende per prevenire le situazioni di irregolarità e di caporalato - sottolinea il presidente di Confagricoltura Padova, Michele Barbetta. - Va però sottolineato che il fabbisogno rilevante di manodopera stagionale, tipico del settore agricolo, non rende facile il normale reperimento di lavoratori. Due sono i problemi che a nostro avviso dovrebbero essere meglio affrontati dalla pubblica amministrazione. Il primo riguarda il reperimento dei lavoratori. Purtroppo le quote assegnate non sono sufficienti e la modalità di richiesta lascia molto a desiderare. L’accesso alle quote d’ingresso di lavoratori extracomunitari mediante il cosiddetto "click day"  presenta molti limiti, che abbiamo abbondantemente sperimentato in questi anni e anche di recente. A nostro avviso va data una risposta concreta alle aziende agricole che chiedono lavoratori per le proprie attività, altrimenti si dà spazio al ricorso al lavoro non regolare”.
 
Il secondo problema riguarda “la necessità di una maggiore collaborazione tra noi, associazioni datoriali che assistono le imprese agricole, e la pubblica amministrazione, per un’adeguata verifica della regolarità delle società cooperative che offrono lavoro in agricoltura, soprattutto nell’appalto di servizi. Spesso si tratta di soggetti opachi, privi di referenze affidabili e non in possesso di certificazioni, in quanto spesso sono di recente costituzione. Chiediamo quindi una più stretta collaborazione con le autorità pubbliche circa la verifica di tali soggetti, in quanto può essere utile per isolare dal mercato del lavoro e dei servizi in agricoltura elementi che operano nell’illegalità”.