29.12.2016

Cina-Italia, al via una collaborazione nel food e nel vino


Importante incontro, nella sede di Confagricoltura Verona, tra il presidente Paolo Ferrarese e il vice Pietro Spellini con Xin Wang e Si Sun, presidente e segretario generale dell’associazione Progetto Italia Cina.

Durante l’incontro è stato presentato il sistema economico di Ziyang, città di 5 milioni di abitanti che rappresenta il più grande e importante distretto della provincia del Sichuan nel settore dell'agroalimentare.

L’associazione cinese ora punta ad aprire una collaborazione con aziende vitivinicole e agroalimentari della provincia di Verona per sviluppare brand e prodotti di eccellenza nella regione del Sichuan, ritenendo molto interessante il territorio scaligero.

«Il loro progetto prevede l’istituzione di una fondazione con sede in provincia di Verona – spiega Paolo Ferrarese -, che si occuperà di agroalimentare. Noi abbiamo assicurato tutto l’appoggio necessario, affinché le nostre aziende possano esser coinvolte nel progetto e trovare uno sbocco per l’export con la Cina. Nella regione del Sichuan sono interessati a prodotti di gamma alta come vino, olio e riso vialone nano, una varietà che ovviamente i cinesi non hanno. Ho già dato disponibilità a far incontrare i nostri imprenditori agricoli con Xin Wang e Si Sun per strutturare relazioni economiche incisive».
Nel 2015 le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Cina, secondo i dati Istat, sono cresciute del 22 per cento, per un valore superiore ai 400 milioni di euro.

Grandi prospettive di crescita, in particolare, si aprono per il vino, che è il prodotto made in Italy più esportato in Cina, ma anche olio, olive, formaggi e ortofrutta sono molto ambiti dal gigante asiatico. Il consumo di olio di oliva è in aumento, in particolare nella fascia benestante dei consumatori: i principali canali di distribuzione sono i ristoranti, gli hotel di lusso e i grandi supermercati. Per quanto riguarda i formaggi, nell’ultimo decennio è esploso il consumo di latte e yogurt e si prevede che nell’arco dei prossimi 5 anni le giovani generazioni con gli occhi a mandorla apprezzeranno sempre più i prodotti lattiero-caseari.