07.11.2018

Maltempo, continua ad essere critica la situazione in Sicilia

Dodici le persone che hanno perso la vita a causa dei violenti nubifragi che nei primi giorni di novembre si sono abbattuti sulla Sicilia occidentale. Ancora in corso le ricerche di un medico dato per disperso nelle campagne del corleonese. Questa nuova alluvione, che segue di pochi giorni quella che ha colpito la Sicilia orientale, sta a dimostrare la fragilità di tutto il territorio regionale che paga, in quest’ultimo caso con il sangue, il conto di decenni di abbandono ed incuria. 
“Una fragilità – sottolinea il presidente della Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino – che di conseguenza rende fragili  tutti gli investimenti effettuati per il miglioramento e lo sviluppo del settore primario. In poche ore viene azzerato quello che con sacrificio e duro lavoro è stato messo in piedi nel corso di molti anni.  I centralini delle nostre sedi provinciali – aggiunge il presidente Pottino – ricevono in continuazione segnalazioni di danni che già al momento risultano particolarmente ingenti. Il problema è che per questo tipo di avversità il danno non è solo immediato ma anche riscontrabile nel corso degli anni successivi a causa delle mutate condizioni del terreno e per lo stress provocato agli impianti arboeei”.
Innumerevoli i crolli e le frane con interi paesi, come Sciacca nell’agrigentino, attraversati per giorni da fiumi in piena. Diverse aziende agricole sono rimaste isolate a causa dell’impraticabilità delle strade ed in alcuni casi è stato necessario l’intervento degli elicotteri. Oltre ai danni materiali alle strutture di produzione, come campi trasformati in risaie ed impianti arborei ricoperti di fango, è andato in fumo, per le strutture agrituristiche, il ponte dei morti contrassegnato da disdette e chiusure per cause di forza maggiore.
Ai danni provocati dall’alluvione  si aggiunge un nuovo motivo di preoccupazione per il comparto agricolo dovuto dall’impossibilità di effettuare le semine per la nuova campagna cerealicola. Gli ettari globalmente interessati a questa coltivazione sono più di 300 mila e nella maggior parte delle superfici non risultano esserci le condizioni minime per la riuscita delle operazioni. Per gli agrumeti del palermitano, agrigentino e del trapanese si temono danni a causa del ristagno delle acque piovane con possibile caduta dei frutti in maturazione. Situazione pesante in tutta la fascia meridionale dell’isola per quel che riguarda il comparto dell’uva da tavola in cui, oltre alla perdita del prodotto si è di fronte all’impossibilità di entrare materialmente nei vigneti. Per questo comparto si prevede una vera e propria debacle in quanto già a fine estate erano stati denunciati danni a causa del craking provocato da piogge intense fuori stagione. Stessa situazione drammatica per i carciofeti. Mezzo  sospiro di sollievo per gli olivicoltori del trapanese e dell’agrigentino giunti alle battute finali della campagna ed appena sfiorati da quest’ennesima avversità.