Un club “amici degli OGM”. Questa l’idea, lanciata dal presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni dal palcoscenico di Cortina Incontra, durante un testa a testa con il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan. “Come è stato appena costituito un club che raduna imprenditori e intellettuali favorevoli al nucleare, penso sia arrivato il momento di riunire, allo stesso modo, chi sostiene il possibile uso del biotech in agricoltura - ha detto Vecchioni - gli imprenditori devono poter avere gli strumenti per competere sul mercato globale e devono avere la libera possibilità di scegliere se usarli o no”.
Il ministro Galan da parte sua ha sottolineato: “Quando in Italia si parla di OGM free c’è da sorridere. Oltre l’80% della soia che alimenta il nostro bestiame viene dall’estero, ed è biotech. Carne, latte e formaggi vengono per la stragrande maggioranza da animali nutriti con mangimi OGM. D’altronde nulla è cambiato di più nei secoli dei prodotti agricoli, sono sempre stati una fucina di innovazione e sperimentazione. Quindi sperimentiamo e vedremo chi ha ragione e chi ha torto. La ricerca – ha proseguito il ministro – deve essere fatta dall’università perché è un patrimonio che deve rimanere del Paese e non rischiare di venire vanificato, come è successo per il nucleare, da una costante fuga di cervelli. Con una mentalità di chiusura non si può che arretrare, ma purtroppo continua a valere la massima di Voltaire per cui l’intelligenza è spesso minoranza”.
Sulle quote latte pieno accordo. Vecchioni ha ricordato come con la rateizzazione in Italia sia stata sancita una regola che ha ampiamente dato modo a tutti quelli che volevano di mettersi in regola. E, a fronte di 45mila che hanno aderito, 109 hanno deciso di non pagare. Il ministro Galan ha rilanciato: “Gli italiani oggi sanno cose che prima non sapevano: la mucca Carolina, simbolo degli splafonatori, in venti anni è costata l’equivalente di 4 miliardi di euro pagati con le loro tasse”.
Ma serve ancora così com’è il ministero delle Politiche agricole? Ha chiesto provocatoriamente il presidente di Confagricoltura, senza le risorse necessarie per misure finanziariamente adeguate all’importanza del settore non sarebbe meglio accorparlo al dicastero delle Attività produttive? Su 1,5 miliardi di stanziamenti complessivi per il Mipaaf, infatti, quasi 500 milioni sono destinati al costo del personale, la maggior parte per il Corpo Forestale, e altri 490 sono destinati ad altre amministrazioni pubbliche tra cui gli Enti di ricerca, gli Enti produttori di Servizi e le Regioni. Insomma - resta ben poco da gestire dopo aver pagato per il funzionamento della “macchina” (attualmente poco più di 100 milioni di euro nel 2009, destinati a dimezzarsi entro il 2011). “Va poi risolta definitivamente – ha aggiunto Vecchioni - la questione delle politiche dell’alimentazione che ancora oggi una legge del 1958, per gli aspetti ‘che riguardano i generi alimentari trasformati industrialmente’, prevede che vengono esercitate congiuntamente dai dicasteri di Politiche agricole e Sviluppo economico. E va garantita al Ministero delle politiche agricola una dotazione finanziaria adeguata agli obiettivi ambiziosi che il Paese attribuisce all’agribusiness”.
“L’agricoltura ha soldi, ma stanno in Europa – ha risposto Galan – il fatto è che l’Italia paga più di quel che riceve perché c’è un grande spreco. Io, a suo tempo, ho votato per l’abolizione del ministero ma me ne pento. Se l’agricoltura oggi è così, è perché il ministero si chiama delle Politiche agricole, fa la politica ma i fondi, di fatto, li gestiscono le regioni. E poi, a livello di rappresentanza europea non si può fare a meno di un ministro che colloqui con i suoi pari”.
“Sulla necessità di coordinamento di tutta la filiera dell’agribusiness Vecchioni ha ragione - ha concluso Galan – produttori, trasformatori e grande distribuzione devono essere allo stesso tavolo sotto un’unica regia, altrimenti agricoltori e consumatori continueranno a rimetterci”.