Corriere della Sera - 30 dicembre 2010, pag. 32
a cura di Giuseppe Sarcina
Il leader di Confagricoltura «Dai rapporti con la grande distribuzione ai contratti, pronti 60 emendamenti da approvare»
«Sui prezzi alimentari rincari inevitabili»
Vecchioni: subito le misure per la competitività del made in Italy verde
MILANO - Pane, pasta, zucchero, olio, carne. Sono in arrivo rincari mondiali fino al 20%. Anche il mercato
italiano, nei prossimi mesi, sarà investito in pieno. Federico Vecchioni, 43 anni, presidente di Confagricoltura
(564 mila imprese associate) fino al marzo prossimo, richiama l`attenzione sui prezzi e lancia due appelli. Il primo
è rivolto al governo e al Parlamento affinché recepiscano «un pacchetto di 6o misure prevalentemente a costo
zero» per sostenere l`intera filiera agroindustriale (dai campi agli scaffali della grande distribuzione). Il secondo
è destinato «alle imprese e ai grandi gruppi dell`energia» perché appoggino la «green economy» delle campagne, dalle biomasse al fotovoltaico.
Dai mercati mondiali arrivano i primi segnali di una nuova ondata di aumenti dei generi alimentari di base. Quali sono le previsioni di Confagricoltura?
«Abbiamo monitorato con cura la dinamica dei mercati principali e i redditi degli agricoltori. E siamo di fronte a un
paradosso. La domanda mondiale è in aumento: più 7% per i cereali; più 10% per lo zucchero; più 16% per la carne. La produzione, invece, è in calo. Risultato: nei prossimi mesi l`aumento dei prezzi sarà inevitabile. Noi stimiamo un rialzo su scala mondiale intorno al 18-20%».
Che cosa succederà in Italia?
«Ci saremo dentro in pieno. Teniamo conto che importiamo circa il 50% del nostro fabbisogno alimentare, con l`eccezione di vino e ortofrutta. Nello stesso tempo ci prepariamo a chiudere il 2010 con un calo secco dei redditi degli agricoltori: -3,3%, completamente fuori media rispetto all`Europa, dove c`è stata, invece, una crescita pari al 12%».
Messa così sembra che per l`agricoltura italiana non ci sia un grande futuro...
«È vero il contrario. In tutto il mondo l`agricoltura è tornata a essere una componente decisiva per lo sviluppo economico. Deve esserlo anche in Italia. Il problema è che le nostre aziende sono gravate da troppi costi e restrizioni. Il ministro delle politiche agricole Galan e più in generale il governo hanno adottato dei provvedimenti settoriali che hanno avuto effetti positivi. Ora si tratta, però, di mettere insieme un disegno complessivo di riforme».
Vediamo, nel concreto?
«Noi di Confagricoltura abbiamo già presentato un piano che abbiamo chiamato "futuro fertile". Lì ci sono 30 proposte di semplificazione legislativa e altre 30 di abrogazione di norme dannose. Ne cito solo alcune: facilitare le assunzioni di manodopera; semplificare le norme per assumere extra-comunitari; snellire le procedure con le Regioni per ottenere i contributi europei. E così via. Sono 60 emendamenti pronti, spendibili subito con un provvedimento legislativo. Vorrei aggiungere che vogliamo lavorare per costruire una grande alleanza tra mondo dell`agricoltura, industria della trasformazione e grande distribuzione. Alleanza che non ci deve impedire di litigare sui prezzi o andare sulle barricate quando ciascuno di noi rappresenta i propri associati. Ma spingere a essere consapevoli di una cosa: quando dobbiamo difendere gli interessi di una filiera, che vale il 15,7% del pil, ci troviamo di fronte agli stessi costi e agli stessi vincoli normativi».
Da tempo, però, anche la rappresentanza del mondo agricolo è divisa. Su molti temi, a cominciare dagli Ogm, Confagricoltura, Cia e Coldiretti sono su linee diverse. Ritiene che un piano di rilancio per l`agricoltura potrebbe riavvicinare le posizioni?
«Io penso di sì. Se non per spinte ideali e culturali, almeno per necessità. Possiamo anche avere. visioni diverse su come fare impresa agricola, ma se non arrivano le risposte politiche di cui tutto il nostro mondo ha bisogno, allora anche la rappresentanza sindacale perde peso. Siamo in una fase in cui dobbiamo cercare con pragmatismo i risultati».
Forse, proprio seguendo questa logica del pragmatismo, anche per l`agricoltura è venuto il momento di diversificare. Si parla molto di energia rinnovabili, dalle biomasse al fotovoltaico. Che ne pensa?
«Credo che rappresenti una grande opportunità. Su questo piano il governo si è mosso bene, disegnando un quadro di incentivi che incoraggia la produzione di energia utilizzando le biomasse, i rifiuti agricoli e il fotovoltaico. Noi abbiamo attivato una serie di strumenti che ci hanno consentito di mettere in rete 150 impianti a biogas con
400 megawatt di produzione di energia. Inoltre stanno per partire altri 25 impianti, che significano circa 200 milioni di investimento e la realizzazione di una filiera tecnologica tutta italiana. A questo proposito vorrei lanciare un appello alle grandi imprese e ai grandi gruppi italiani attivi nell`energia. Oltre a guardare all`estero spero rivolgano la loro attenzione anche alle nuove opportunità di investimento offerte da oltre un milione di ettari di terreni non coltivati».
Giuseppe Sarcina