“A questi prezzi si chiude.” Il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni lancia l’allarme al Commissario europeo Mariann Fischer Boel, in Sardegna, dove è in corso il summit dell’Organizzazione, al quale partecipa il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro e dove, domani, è atteso il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia.
“In agricoltura - avverte il presidente - c’è un reale ‘rischio abbandono’ se l’Europa non interviene con strumenti agili e immediati e non lascia spazio ad interventi nazionali. La Pac non è più ‘comune’, ma sfocia nel cannibalismo. Per questo noi sentiamo il dovere di lanciare un allarme alla Commissione perché se ne faccia carico. Il ruolo dell’Europa è imprescindibile, tanto più con un Parlamento che assume il potere di codecisione”.
Sul piano nazionale uno snodo strategico è naturalmente quello della Finanziaria, che Confagricoltura si augura porti alla stabilizzazione di alcune misure della massima importanza per l’agricoltura.
“Bisogna intervenire radicalmente e con urgenza sui costi - dice Vecchioni - anche attraverso uno snellimento burocratico, oltre che con misure di agevolazione fiscale e contributiva per le aziende agricole, gli incentivi per l’imprenditorialità giovanile, il Fondo di solidarietà e l’estensione della “Tremonti ter” alle imprese del settore.”
Parallelamente, per l’Organizzazione degli imprenditori agricoli è necessario avere un rapporto più snello con le economie locali. Un totale di 430 milioni stanziati per i contratti di filiera hanno preso altre vie, mentre costituiscono un incentivo allo sviluppo da ripristinare assolutamente.
“Perché questo serve: incentivi allo sviluppo, non aiuti - sostiene Vecchioni -. Perché il settore ha dato ampia prova di volersi misurare col mercato, anche mentre la speculazione picchia duramente su comparti nodali come quello dei cereali, in cui i produttori nazionali stanno subendo perdite gravissime, tanto da mettere a repentaglio il futuro prossimo del grano italiano”.
Servono, per Confagricoltura, interventi rapidi e mirati, mentre viene costantemente ripetuto che la coperta è corta. Che i fondi sono esigui. Ma, paradossalmente, restano inutilizzate risorse per 800 milioni dai Psr (piani di sviluppo regionali) e che potrebbero essere riallocate. Soldi pronti, che sarebbero una salvifica boccata d’ossigeno per l’agricoltura.
Sulle aziende si allunga l’ombra del “rischio liquidità”, con pericolose possibili ricadute sul patrimonio. E’ anche necessaria una riformulazione degli strumenti del credito, ma Confagricoltura non partecipa all’attacco al sistema bancario “perché delle banche c’è un gran bisogno”.
Il summit di Confagricoltura in Sardegna è l’occasione per richiamare l’Europa una politica produttiva. “Produzione - dice Vecchioni - e non scambi: l’Ue è il maggior importatore del mondo, ma poi non riesce a difendere le sue eccellenze. Mentre, sul piano dei prezzi, la concorrenza è in casa, non fuori dei confini della Ue. L’Europa non fa da paracadute a questo micidiale mix di importazioni e concorrenza interna fratricida, agisce pensando ai consumatori, ma si dimentica di chi produce. Se si va avanti così l’agricoltura chiude, bisogna tornare ai valori fondanti della comunità europea”.