“In questo annus horribilis l’agricoltura si è dimostrata un formidabile aggregatore sociale. Il settore primario ha tenuto ancor più della sua natura anticiclica, lavorando in perdita, salvaguardando l’occupazione, favorendo l’integrazione degli immigrati e mantenendo un ‘impatto zero’ sugli ammortizzatori sociali”. Così oggi il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, nel corso del convegno “Il lavoro ‘vero’ in agricoltura” ha riassunto lo stato dell’arte sull’occupazione nel settore primario, in presenza del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e dei leader delle maggiori sigle sindacali del Paese.
“Degli 1,5 miliardi di euro sin qui concessi in deroga sulla cassa integrazione - ha proseguito il presidente di Confagricoltura - il settore ha infatti visto lo 0,005 per cento: in tutto 8 milioni di euro. Ciò a fronte di una limitata perdita di posti di lavoro nel primo trimestre 2009, con -2 per cento per gli addetti a tempo determinato e -5 per cento per gli operai a tempo indeterminato. Inoltre, registriamo una progressiva specializzazione degli operai immigrati in aree strategiche delle nostre produzioni. Oggi infatti la forbice tra i compensi tra italiani e extracomunitari è diminuita fino a diventare del 2 per cento, una differenza di 6 volte inferiore a quella, ad esempio, del manifatturiero.
Un atteggiamento responsabile, assunto da un settore che non vuole alzare bandiera bianca, né chiedere soldi, ma sgravi fiscali, sburocratizzazione e percorsi bilaterali condivisi a tutela delle imprese e dei lavoratori. In Italia - ha aggiunto il presidente dell’Organizzazione che da sola rappresenta oltre la metà delle terre coltivate nel Bel Paese, con il 60 per cento delle giornate lavoro delegate in agricoltura - gli oneri previdenziali si fanno sentire pesantemente.
In tema di pressione contributiva in agricoltura, siamo al top tra i Paesi nell’Ue sia sull’indeterminato che sul tempo determinato, dove le aliquote sul lavoro stagionale triplicano quelle francesi e inglesi e doppiano le spagnole. Su questo argomento - ha aggiunto Vecchioni nella sua relazione - l’agricoltura è “Calimero” anche in casa propria, dove perde il confronto rispetto ad altri settori produttivi: il 35,29 per cento sulle aliquote previdenziali agricole ordinarie, contro ad esempio il 30,48 per cento del commercio e il 34,38 per cento dell’industria.
In questo quadro generale, che vede circa 1,1 milioni di addetti con oltre 100 milioni di giornate lavoro, per Confagricoltura sono due i capisaldi su cui lavorare: riduzione del costo del lavoro e semplificazione amministrativa. “Dal 2000 ad oggi - ha ricordato Vecchioni - il comparto ha visto aumentare del 22 per cento il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e diminuire del 25 per cento gli infortuni negli ultimi 5 anni”. Ma, per rinnovare competitività e livelli occupazionali, occorrono misure condivise.
Per Vecchioni “I voucher si sono rivelati uno strumento utilissimo soprattutto per due motivi: stanno aiutando a far emergere il lavoro nero e hanno scoperchiato il vaso di Pandora sull’eccesso di burocrazia che caratterizza i rapporti di lavoro dipendente in agricoltura. Ma attenzione, il voucher non deve essere utilizzato impropriamente per aggirare le norme in materia di lavoro subordinato; deve rimanere uno strumento aggiuntivo in mano alle imprese”.