Confagricoltura e i suoi associati esprimono la più viva preoccupazione per la progressiva involuzione che sta vivendo il Paese, determinata da un clima politico intossicato, da uno scadimento del vivere civile, da un’intensificarsi delle tensioni sociali, dalle difficoltà mai rimosse, che si frappongono allo sviluppo e che rendono la nostra economia sempre meno competitiva di quelle degli altri Paesi occidentali.
“Corriamo i pericoli di un lento, ma inesorabile, declino economico – ha detto il presidente Federico Vecchioni nel corso della conferenza stampa dopo l’assemblea che ha confermato il suo incarico per i prossimo triennio - di una decadenza morale, civile e sociale, di una progressiva marginalizzazione internazionale, di un vero e proprio default della giustizia penale e civile, di un’obsolescenza dell’assetto istituzionale, di un collasso del sistema politico. Pericoli messi in evidenza, ma resi ancora più gravi dall’ondata di “anti-politica” cresciuta nella società, che dovrebbero indurre la classe dirigente del Paese a porre coraggiosamente mano a tutte quelle scelte necessarie ad invertire la rotta e dare una nuova prospettiva di crescita all’Italia, alle sue imprese, ai suoi lavoratori, ai suoi giovani”.
“Nel nostro settore, il governo scelga strategicamente di ridare priorità alla produzione agricola – ha detto il presidente - che è la base di quella multifunzionalità a cui in questi anni ci si è richiamati più nelle parole che nei fatti”.
Il tema dell’approvvigionamento delle materie prime – da molti, ma non da Confagricoltura, relegato alle economie meno sviluppate con una superficialità di cui oggi paghiamo le conseguenze – è tornato prepotentemente di attualità e richiede scelte precise, nell’interesse di consumatori e produttori.
“Una politica per le commodities – ha spiegato il presidente Vecchioni - trova ampia giustificazione in un contesto allargato che, se affrontato con strumenti idonei, può essere una concreta opportunità di mercato”.
La conclamata debolezza sui mercati di alcuni grandi marchi dell’agroalimentare impone una ristrutturazione ragionata delle diverse tipologie produttive ed una più convinta azione politica nel dare centralità economica all’agricoltura del Paese.
Occorre dunque, a parere del presidente di Confagricoltura, riformulare su basi diverse la concertazione: “più elaborazione e più assunzione di responsabilità nei diversi ruoli, meno tentativi di paralizzante codecisione”.
In un Europa allargata, occorre ridare grande slancio all’iniziativa nazionale. Sapendo che l’Unione Europea ha certamente dato alla politica agricola una solida casa, ma anche che nel lungo periodo si è trasformata nella prigione delle idee e degli interessi nazionali.
“L’UE – ha detto il presidente Vecchioni - deve sforzarsi di esaltare le politiche agricole nazionali e non di omologarle, altrimenti sarà più debole. Per questo ci aspettiamo che il Governo italiano lavori perchè a Bruxelles non vinca il più forte, anche in tema di risorse, e che si impegni sulle prospettive finanziarie e valuti con attenzione ogni scelta alternativa”.
Orientarsi verso il cofinanziamento senza prima aver dato all’assetto istituzionale e burocratico efficienza e stabilità, a parere di Confagricoltura, rischia di tradursi in un momentaneo risparmio e nel definitivo blocco dello sviluppo.
“Siamo consapevoli dei vincoli del bilancio europeo in termini di contribuzione degli stati membri – ha concluso il presidente - ma una “rinazionalizzazione” al buio delle politiche europee è solo un’operazione contabile di scarsa lungimiranza”.