Gli agricoltori che si riconoscono in Confagricoltura non sono né pro né contro gli OGM (organismi geneticamente modificati): lo ha ribadito il presidente provinciale dell’organizzazione professionale agricola Vittorio Viora, ospite della trasmissione televisiva “Ambiente Italia”, in onda sabato 20 febbraio su Rai Tre e condotta da Beppe Rovera. La puntata, in diretta dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, a Grugliasco, ha affrontato il tema degli OGM all’indomani dell’ampio dibattito aperto proprio da Confagricoltura alla “Fieragricola” di Verona.
Ancora oggi l’uso degli OGM genera forti prese di posizione, non sempre supportate da altrettanta preparazione sull’argomento.
Le coltivazioni OGM nel nostro continente devono essere autorizzate dall'Unione Europea: per ora c’è solo una varietà di mais consentita, resistente alla piralide, un insetto che attacca la pianta causando fortissime perdite.
L'Italia importa ogni anno, in prevalenza da Stati Uniti e America Latina, oltre 4 milioni di tonnellate di soia, della quale il 90% è geneticamente modificata. Ciò accade perché il nostro Paese non ne produce a sufficienza. Abbiamo una capacità di autoapprovvigionamento inferiore al 20%. “Questa soia – spiega Viora - viene utilizzata per produrre mangimi, consumati dagli animali allevati in Italia e che finiscono nei prodotti a denominazione d'origine protetta che mangiamo da anni con gusto e senza problemi. Ne cito quattro, a titolo di esempio: il prosciutto di Parma, il prosciutto San Daniele, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. C’è un’anomalia: noi possiamo cioè consumare prodotti ottenuti con cereali e leguminose geneticamente modificate ma non possiamo coltivarli!”.
Le norme europee, inoltre, consentono una soglia dello 0,9% entro la quale le aziende possono evitare di indicare in etichetta la presenza di OGM. Li mangiammo da anni: quasi tutti i prodotti contenenti lecitina di soia sono ottenuti partendo da soia geneticamente modificata. “Un atteggiamento del tipo pro o contro non è quindi un approccio giusto alla materia – sostiene Viora – semmai vogliamo che continuino ricerca e sperimentazione, vogliamo libertà di scelta nel rispetto di severe regole di garanzia”.