
Da sinistra: il presidente di Confagricoltura Vecchioni, il commissario Ue Fischer Boel ed il ministro De Castro a Firenze, alla Cerimonia Inaugurale del 255° Anno Accademico dei Georgofili
La crisi si batte ricominciando a produrre
articolo di FEDERICO VECCHIONI
Da “Italia Oggi” - 19 aprile 2008
Ancora una volta, dopo quasi un anno, torna alla ribalta la questione dei rincari delle commodities agricole. Questa volta a lanciare l’allarme sono stati prima la Fao e poi la Banca Mondiale, che hanno evidenziato le difficoltà di approvvigionamento da parte dei paesi in via di sviluppo, dove si sta determinando una vera e propria “guerra del pane”. Per la Fao il costo delle importazioni dei cereali dei paesi più poveri è aumentato del 37% nel 2006-07 e potrebbe salire ancora del 56% nel 2007-08. Anche se il prossimo anno la situazione potrebbe migliorare per la Fao, l’emergenza resta sul fronte umanitario, in termini di aumento dei costi degli aiuti alimentari. Per la Banca Mondiale negli ultimi tre anni i prezzi medi dei prodotti alimentari sono aumentati dell`83% e i prezzi del frumento del 181%. Le quotazioni dovrebbero rimanere elevate per il 2008-2009 per poi
iniziare a diminuire In ogni caso, per fronteggiane l’emergenza ed evitare l aumento del grado di povertà, la Banca Mondiale ritiene urgente, tra le altre misure, mettere a disposizione i 500 mln di dollari richiesti dal World Food Programme per gli aiuti alimentari.
La particolare situazione ha suscitato accuse alla Pac e al presunto protezionismo agricolo europeo, anche in ambito Wto. Sotto accusa le politiche relative alle energie rinnovabili mentre è stato richiamato il ruolo degli Ogm. Analizziamo questi aspetti in dettaglio per evitare equivoci.
Cause. Confagricoltura ha più volte indicato le motivazioni che, a suo avviso, hanno causato questo squilibrio domanda/offerta e il conseguente aumento delle quotazioni. Vi è un motivo strutturale determinato dalla crescente domanda di materie prime da parte delle economie in forte crescita, a cui non ha fatto fronte un parallelo aumento dell’offerta, contenuta a causa di una congiuntura climatica sfavorevole e prolungata. Le scorte si sono così via via assottigliate per arrivare ai minimi storici e i prezzi sono fatalmente cresciuti. Elementi accessori che hanno influito sui prezzi sono le condizioni anomali del mercato finanziario statunitense, caratterizzato da turbolenze che hanno spostato notevoli capitali sul mercato dei future, e l’utilizzo a fini energetici dei cereali.
Il commercio internazionale. Alcuni ritengono che la mancata liberalizzazione degli scambi abbia influito negativamente sulla congiuntura,svantaggiando i paesi più poveri. In particolare sarebbe la chiusura dei paesi occidentali, e in particolare la “fortezza protezionistica” europea, la principale causa di questa situazione. In realtà ormai Bruxelles non influenza più granché gli scambi di cereali, che non sono più oggetto di restituzioni all’export. In risposta alle tensioni sui mercati internazionali, poi, l’Ue ha sospeso i dazi per questa campagna di commercializzazione. Sono invece proprio i paesi maggiori produttori e i Pvs che influenzano i mercati limitando le esportazioni con pesanti tasse sull’export (come avviene in Argentina) o veri e propri blocchi dell’esportazione per aumentare la disponibilità interna.
La Pac. Costituirebbe un elemento che favorisce i rincari a livello mondiale. Anche questa tesi può essere facilmente messa in discussione Sono ormai diversi anni che Bruxelles non sostiene più direttamente le produzioni ma lascia libertà di scelta agli agricoltori. E stato anche eliminato l’obbligo di lasciare incolto il 10% delle superfici (set-aside). Nessun dirigismo quindi: l’offerta segue le regole del mercato, proprio come desiderano coloro che accusano la Pac. Non a caso, per i raccolti 2008 si prevede un aumento in Italia delle semine di frumento duro (+18%) e tenero (+14%); mentre per l’Ue a 27 la Fao stima un aumento della produzione cerealicola del 13%.
La produzione dei biocarburanti. Se questo fenomeno può essere rilevante negli Usa, dove un quarto circa del mais prodotto (3 milioni di bushel su 12) è destinato a etanolo, non altrettanto può dirsi per le produzioni europee Qui l’impatto della produzione per i biocarburanti (che dovranno essere il 10% del totale entro il 2020) sull’offerta di cibi e mangimi è trascurabile. Lo ha assicuro il portavoce del commissario Fischer Boel.
Gli Ogm. L’Italia sinora ha chiuso Le porte alla produzione di Ogm ed anche alla ricerca in questo campo. Accademie e scienziati ritengono invece che si tratterebbe di uno strumento essenziale per ricostituire un livello sufficiente di scorte strategiche.
Concludendo serve più chiarezza sui vari aspetti legati ai rincari che stanno interessando anche i paesi in via di sviluppo. Ma va soprattutto sottolineato, una volta per tutte, quanto sia urgente una ripresa delle produzioni: c’è voluta una crisi internazionale per tornare a farci riflettere su questo aspetto. Ora, servono anche decisioni politiche urgenti e mirate.