LIBERO MERCATO - sabato 4 luglio 2009
intervista a cura di ANTONIO CASTRO
«Come il governo è intervenuto per dare sostegno all`industria con il decreto Tremonti, così bisogna modulare l`intervento anche per dare fiato alle imprese agricole che oggi, purtroppo, resterebbero in gran parte tagliate fuori dai provvedimenti del governo per il rilancio dell`economia. E sarebbe un grave
errore visto il contributo fondamentale alla ripresa che proprio il mondo agricolo può dare». Federico Vecchioni, sanguigno presidente della Confagricoltura, non è certo un uomo che si tira indietro quando c`è da criticare e reclamare l`attenzione che “la sua gente” merita. Ma questa volta non è in vena di far polemiche, anzi. «Il decreto Tremonti», assicura, «è una buona base per costruire le premesse della ripresa, ma bisognerebbe modularlo non solo sull`industria, certo importante, ma anche sugli altri settori produttivi, proprio come con il comparto agricolo che, inutile nasconderlo, è in sofferenza».
Presidente, non è che soffrite di gelosia? Visto che gli industriali hanno ottenuto la defiscalizzazione degli utili reinvestiti adesso vi mettete in fila anche voi?
«Ma quando mai. Il problema, piuttosto, è che se si vuole agganciare presto la ripresa non si può farlo tralasciando il settore agricolo. Lo ripeto: il decreto Tremonti è un`ottima opportunità, una buona base per il rilancio ma va adesso modulato anche sulle altre realtà produttive per consentire al mondo agricolo di fare la propria parte in questo momento delicato».
E allora che vuol dire "modulare gli interventi"?
«Vuol dire attivare tutte quelle misure per facilitare le imprese agricole alla ristrutturazione e al consolidamento di esposizioni creditizie; magari introducendo la possibilità di sospendere i pagamenti o varando un credito d`imposta per gli investimenti. In autunno le imprese agricole potrebbero dover affrontare una crisi di liquidità. Considerando che gli agricoltori sono dei buoni clienti del sistema bancario con oltre 37 miliardi di euro di impieghi attivi bisogna iniziare a pensare a rimodulare i prestiti. Anche perché le linee di credito attivate dalle nostre imprese sono garantite dal patrimonio delle aziende: campi, macchinari e capannoni. E poi le banche che ci farebbero con un campo da arare? Meglio sostenere il settore, far lavorare la gente, e creare ricchezza. Non crede?».
Si, ma quanto costerebbe rimodulare il decreto anticrisi anche per il vostro settore? Il ministro dell`Economia Tremonti, è noto, tiene ben stretti i cordoni della borsa...
«Non si tratta di un costo esagerato. Al massimo qualche centinaio di milioni di euro che nell`economia del Paese sono veramente poca cosa. Ma un intervento del genere ridarebbe fiato alle imprese che si trovano in difficoltà e consentirebbe così di arrivare pronti e in buona salute quando la ripresa economica si concretizzerà».
Altro capitolo delicato: i costi di produzione. Secondo i vostri dati l`agricoltura ha registrato ad aprile 2009 un aumento dei costi di quasi il 30% rispetto al 2000, mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti solo del 12,5%. Con questi presupposti c`è poco da stare allegri, o mi sbaglio? Strozzati dal credito e dai costi che aumentano.
«E infatti uno dei problemi è proprio quello dei costi, al quale bisogna aggiungere la contrazione dell`export e dei consumi interni. In questo momento congiunturale noi non chiediamo privilegi ma soltanto di poter competere da pari a pari con i nostri "rivali". Se la Francia sostiene con centinaia di milioni di euro il proprio mondo agricolo, anche l`Italia deve fare lo stesso. Tanto più che nell`agricoltura in Italia sono impiegate quasi un milione e mezzo di persone».
Parliamo di occupazione. Molti economisti temono che dopo l`estate possano lievitare ulteriormente i disoccupati. Di contro in Italia aumentano i giovani che tornano alla terra. È un po` un paradosso, non crede?
«Per sostenere l`occupazione basterebbe, oltre alla voglia di lavorare, prevedere, per esempio, un credito d`imposta per incremento occupazionale. Ma anche riequilibrare gli oneri previdenziali del settore che al Centro Nord sono diventati insostenibili. Il costo del lavoro, anche in agricoltura, è un problema. Ma se si vuole sostenere l`occupazione bisogna risolverli questi problemi, ovvero ridurre gli oneri per le imprese». Se questa grande crisi finanziaria ha un merito è che ha riportato l`attenzione verso le cose concrete,
come la terra, rispetto ai prodotti speculativi cartacei».
La prossima settimana i grandi della Terra nel G8 parleranno sì di finanza e debiti, ma anche di voi. Siete orgogliosi di questo ritorno alle origini?
«Di certo l`inserimento tra i problemi in discussione al G8 del tema agricoltura è un bel segnale. Però visto che si sono resi conto dell`importanza del settore, adesso è arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per sostenerlo e contribuire così alla ripresa economica».