Il “Rapporto sull’agricoltura italiana” dell’Inea conferma l’esistenza di una fragilità strutturale del sistema agricolo italiano che preoccupa. Lo sostiene Confagricoltura, che analizza la fotografia del settore che appare dal “Rapporto Inea”: alti costi aziendali e ricavi non sempre remunerativi (anche se hanno cominciato a crescere); indebitamento a breve termine (quindi non per investimenti); un alto grado del sommerso; carenze infrastrutturali, logistiche, distributive e dei trasporti. L’unico dato positivo è una crescita delle dimensioni aziendali .
La stessa qualità non ripaga. Siamo il Paese europeo con il più alto numero di Dop e Igp ma solo 4 prodotti, su 169 certificati, realizzano il 64% del fatturato al consumo; i primi 15, rappresentano il 92% del totale degli introiti. Il che significa che i restanti 154 prodotti certificati costituiscono appena l’8% del totale delle vendite.
Il Rapporto Inea pone in evidenza anche come vi sia, da un lato una diminuzione dei consumi di beni agricoli, dall’altro la crescita dell’export.
“Per natura - dice il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni - sono ottimista. E da tempo vado sostenendo che, pur navigando in acque tempestose, c’è una minoranza trainante di imprese efficienti, che investe, innova, e traina il settore. Ma la situazione è diventata davvero preoccupante”.
“Bisogna - prosegue Vecchioni - porre in essere strumenti diretti: a favorire una ‘robustezza strutturale’ che manca; a stimolare ed indirizzare i consumi (verso la qualità ed il legame del prodotto con il territorio); a permettere (in questa fase di crisi internazionale) quanto meno di non arretrare e mantenere le quote di mercato estere del made in Italy e, laddove possibile, esplorare le nuove opportunità che comunque si profilano”.
Serve – ad avviso di Confagricoltura - una “politica per gli investimenti”, che parta dalla ricerca, che deve essere funzionale alle esigenze del settore, innovativa nei processi produttivi e nei prodotti. E una programmazione ad ampio raggio, per dare un quadro di chiarezza e linee che indirizzino alla produttività, alla concorrenzialità, all’internazionalizzazione.
“Concordo con il sottosegretario per le Politiche agricole Buonfiglio - ha concluso Vecchioni - quando afferma, a proposito della revisione della politica agricola comune, che sono necessarie, a livello europeo, politiche non solo per la salvaguardia ambientale, ma per la competitività”.