Il Sole 24 Ore - 10 maggio 2008
«Le accuse all`Europa sono ingiustificate»
di Alessandro Mastrantonio
«L`utilizzo di prodotti agricoli per produrre energie non è la causa dell`impennata dei prezzi mondiali. Negli Stati Uniti, che pure hanno spinto di più sui biocarburanti, si calcola che questa opzione abbia inciso sulla crescita dei prezzi agricoli non più del 2-3 per cento. Nella Ue ancora meno, visto che all`etanolo è stato dirottato solo l`1% dei cereali e il 2% dei semi oleosi per fare biodiesel». Il presidente di Confagricoltura, Federicio Vecchioni (41 anni), si affida ai numeri per confutare le tesi dei colpevolisti nella polemica cibo-bioenergia. «Un`incidenza più mediatica che algebrica».
L`impennata dei prezzi, però, non è un`invenzione.
Certo che no. Ma le cause sono altre e vanno cercate in un contesto internazionale molto
problematico: la domanda aggiuntiva dei Paesi invia di sviluppo, il dollaro basso e la corsa del petrolio hanno spostato gli investimenti finanziari sulle commodity. Mi sembrano significativi i dati riferiti dal Commissario Ue all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel: in dieci anni gli investimenti finanziari sulle materie prime agricole sono saliti da 10 a 142 miliardi di dollari.
Molti analisti concordano sul fatto che non si tratta di una situazione congiunturale. Come uscire da questa situazione?
Se il problema è mondiale, c`è bisogno di una governance globale. Bisogna far ripartire il negoziato Wto, che da anni è fermo. Il Doha Round non ha avuto un’adeguata attenzione da parte dei governi. Anche la Ue deve avere un ruolo più incisivo, in termini più politici e meno monetari. E mi auguro che anche il Governo italiano spinga in questa direzione a Bruxelles. Se non si affrontano i nodi agricoli c’è un il rischio di un ritorno al proibizionismo, come sta succedendo in molti Paesi che tassano l’export; oppure, all’opposto, di un liberismo selvaggio.
A proposito di Europa, la sua politica agricola è tornata sul banco degli imputati.
Sono accuse stantie, di chi dimentica che negli ultimi 15 anni sono state varate tre riforme sostanziali che hanno riorientato gli interventi su temi di interessi dell’intera collettività: qualità delle produzioni, sicurezza alimentare e ambiente.
Siamo alla vigilia di un`altra grande riforma e tra due settimane la Commissione presenterà le sue proposte.
La Pac può anche essere ulteriormente adeguata alle nuove aspettative, ma l’obiettivo
di garantire e migliorare l’approvvigionamento della filiera agroindustriale deve restare
strategico, nell’interesse non solo dei produttori ma dell’intero sistema agroindustriale
e della società.
Ritiene politicamente corretto, tanto più in questa fase di forti rincari, che Bruxelles
sovvenzioni chi non coltiva?
Le cose non stanno proprio così. Anche chi non produce - in Italia sono pochi, solo 100 mila ettari su una superficie agricola di 15 milioni - deve rispettare una serie di vincoli e garantire alcune lavorazioni di base. C`è insomma anche un ruolo di salvaguardia
ambientale, senza il quale aumenterebbe il rischio di un dissesto del territorio il cui costo,
inevitabilmente, ricadrebbe sulla comunità.
Quando si parla di politica agricola si pensa sempre a Bruxelles e poco a quella nazionale. Qual è il messaggio di Confagricoltura al nuovo Governo?
Da tempo chiediamo di rilanciare una politica agricola nazionale, non certo in contrasto ma complementare a quella europea. Le scelte vanno orientate alle priorità che sono: approvvigionamento di materie prime agricole, contenimento dei costi puntando anche su innovazione e ricerca applicata, rafforzamento delle filiere agroindustriali.
Anche quella energetica?
L’Europa si è dato un obiettivo sulle energie alternative. Credo, che anche in Italia bisogna promuovere una politica di diversificazione in cui l’agricoltura possa svolgere un ruolo importante, senza compromettere le forniture all’industria, mantenendo ricchezza e occupazione. Certo, bisogna tener conto della specificità del Paese e valorizzare l’integrazione di tutti i soggetti della filiera, orientandoli alla ricerca della soluzione e non alla caccia dei colpevoli. Che non sono certo i produttori.