Confagricoltura ha fatto il punto sul negoziato bilaterale tra Unione Europea e Mercosur, di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Concluso da pochi giorni il quinto round, già si pensa al prossimo di luglio in vista di un possibile accordo a fine anno. “Ribadiamo - commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - di non essere pregiudizialmente contrari agli accordi tra l’Unione Europea ed i Paesi terzi ma è indispensabile che qualsiasi apertura delle frontiere sia basata su principi di reciprocità di interessi tra i Paesi e di equilibrio tra i settori produttivi”. “Le imprese, oggi, hanno necessità di rivolgersi ai mercati esteri, pertanto l’apertura delle frontiere può essere una opportunità in più – spiega Confagricoltura - . Vanno risolte però alcune problematiche che ostacolano il nostro export: l’abolizione degli alti dazi di ingresso per il vino e l’allentamento di norme relative al settore che rischiano di trasformarsi in una vera e propria barriera non tariffaria; lo snellimento generale della burocrazia nelle operazioni di esportazione di prodotti italiani ed europei, in particolare per quanto concerne i derivati animali; il riconoscimento dei nostri sistemi di protezione delle denominazioni per tutte le produzioni (vini di qualità e prodotti DOP/IGP); il controllo del fenomeno dell’italian sounding (quell’insieme di prodotti esteri con nomi che si rifanno all’Italia, richiamandola però solo nelle suggestioni) molto diffuso in Sudamerica”. Confagricoltura esprime infine la propria contrarietà alla negoziazione di contingenti per le esportazioni dal Mercosur verso l’Europa di zucchero/etanolo, carni, frutta e ortaggi. E commenta: “E’ necessario che, nell’ambito dei negoziati, il settore agricolo non venga trattato come merce di scambio a favore di altri comparti economici”.