Per promuovere efficacemente ì vini italiani senza dispersione di risorse servono interventi coordinati ed efficaci. A tal fine, è quanto mai indispensabile creare una “cabina di regia” nazionale con il compito di armonizzare le azioni e le risorse economiche. E’ questa la proposta di Federico Vecchioni, Presidente di Confagricoltura, lanciata al convegno che si è tenuto oggi a Vinitaly, dal titolo “Il vino italiano verso il mercato globale - I nuovi strumenti della promozione”.
Secondo Vecchioni, è inoltre fondamentale diversificare i Paesi importatori: quasi il 70% dell’export di vino italiano è infatti concentrato in soli cinque Paesi: Germania, Regno Unito, Usa, Francia e Svizzera. Il 60% nei soli primi tre.
“Per la promozione del nostro vino all’estero è prioritario avere una visione ed una strategia complessiva di sistema – afferma Vecchioni - che comprenda tutti gli strumenti disponibili, nazionali e comunitari”.
Il mercato del vino conferma alcune linee di tendenza di lungo periodo: i consumi mondiali aumentano più della produzione e si va quindi verso una stabilizzazione del mercato. Ma soprattutto, il vino che si beve è sempre più importato e in questo scenario i produttori tradizionali hanno ceduto negli ultimi venti anni una notevole quota di mercato ai Paesi nuovi player sul mercato vitivinicolo mondiale che hanno incrementato le loro produzioni soprattutto per esportarle (Australia e Nuova Zelanda, Argentina e Cile ma anche Usa e Sudafrica).
La crisi economica può avere contraccolpi congiunturali, ma diverse analisi mostrano che la crescita dei consumi mondiali dovrebbe continuare, mantenendo una dinamica superiore alle produzioni. “E’ necessario quindi aver fiducia nelle nostre carte vincenti – sostiene Vecchioni -. Il vino italiano ha un rapporto qualità-prezzo ancora concorrenziale sui prezzi medi all’importazione.
Con l’OCM avremo maggiori risorse destinate alla promozione del vino europeo sui mercati extra Ue. Il nostro Paese ha preventivato di destinare a regime 100 milioni di euro per la promozione del settore, che sono già stati ripartiti tra il 30% gestito a livello centrale e il 70% a livello regionale. “Una somma notevole che va ben utilizzata, razionalizzando le scelte. Senza trascurare – sottolinea il presidente di Confagricoltura - che vi sono anche altri strumenti per la promozione dei vini all’estero, non solo per i territori extra Ue, e le parole d’ordine devono essere coordinamento ed efficacia: una visione d’insieme non affatto in contrasto con la valorizzazione dei vini del territorio, come ha dimostrato di saper fare la Francia”.
Confagricoltura crede ad una strategia complessiva di sistema, consapevole del ruolo e dell’importanza del settore del vino e di tutta l’agricoltura italiana come antidoto alla recessione e come motore della crescita e dello sviluppo dell’economia del Paese.