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03/04/2008 
"Cambiare le politiche per l'agricoltura": Claudio Rangoni Machiavelli
 

Sono ormai anni, più che mesi, che ci domandiamo che cosa cambia per le aziende agricole con Basilea 2,
che ci arrovelliamo sulla specializzazione perduta del credito agrario. Sono mesi, più che settimane,
che scrutiamo l’altalena dei prezzi, comunque al rialzo, delle commodities incluse quelle agricole.
«Perdiamo così di vista – segnala il componente di Giunta di Confagricoltura Claudio Rangoni Machiavelli,
 intervenendo alla 41ma Giornata del credito, insieme a Banca d’Italia, Confindustria, Confcommercio e Confartigianato –
il punto focale: il cambiamento di scenario, globalizzazione e dintorni per semplificare, mette in primo piano
 la competitività: il che significa investire sulla produttività e sull’efficienza dell’impresa».
  Quindi sulla capacità del settore primario di dare risposte produttive adeguate alle mutate condizioni del mercato.

«La parola d’ordine non può che essere cambiare le politiche per l’agricoltura: a livello comunitario,
 nazionale, territoriale. Cambiarle non per appassimento delle risorse disponibili, come sta avvenendo;
 ma cambiarle per favorire la competitività».  Se così sarà, il mondo delle imprese bancarie e quello delle imprese
agricole – dice il componente della Giunta di Confagricoltura – troveranno sicuramente la sintesi
della reciproca convenienza, superando l’impasse che oggi governa i loro rapporti.

Altrimenti la gravissima crisi finanziaria, che sta sconvolgendo il mondo,
avrà ripercussioni ben al di là della già critica situazione in atto.
Il fortissimo ridimensionamento dell’interbancario – avverte Rangoni Machiavelli – sta portando e porterà sempre più nei prossimi mesi un gran numero di istituti a tendere al riequilibrio del rapporto fra raccolta e impieghi. Ciò non potrà che tradursi, almeno in parte, in un rallentamento della dinamica dei finanziamenti a favore delle imprese. A pagare il conto, potrebbero essere le piccole e medie imprese, tra queste segnatamente quelle appartenenti a settori più deboli e meno strutturati. L’agricoltura è tra questi.

La preoccupazione – conclude il componente di Giunta di Confagricoltura –
è ulteriormente accentuata dall’imminente arrivo alle Regioni dei fondi europei per i nuovi programmi di sviluppo rurale.
 «Si tratta di contributi agli investimenti al settore che si stima potrebbero attivare di qui al 2013 nuovi finanziamenti
bancari per le aziende agricole da 5 a 7 miliardi di euro. Non un solo cent va sprecato».

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