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06/03/2009 
Confagricoltura su smaltimento pelli: un onere aggiuntivo per le imprese zootecniche
 

Ma il pellame è un rifiuto (scarto di lavorazione) o un sottoprodotto che si ricava dalle macellazioni dei capi bovini, diventando – una volta conciato – pregiatissimo cuoio?

Se lo chiede Confagricoltura, in relazione alle richieste che vengono avanzate dai macellatori alle imprese zootecniche. In pratica per lo “smaltimento” delle pelli si chiede l’esborso da parte degli allevatori circa 50 euro a capo. Moltiplicato per il numero dei capi bovini macellati annualmente parliamo di un onere per il comparto allevatoriale di ben 150 milioni di euro.  Si è arrivati all’assurdo che si fornisce un prodotto (o sottoprodotto) che non solo non viene pagato ma che addirittura diventa un onere aggiuntivo per le aziende produttrici.

Confagricoltura sottolinea come la produzione del pellame (e quindi del cuoio) rappresentasse, fino a circa un anno fa, una entrata non trascurabile per le strutture di macellazione. Ora la richiesta di pelli sembra essere completamente cessata, forse per la crisi, forse per l’arrivo di cuoio dall’ estero…

Il settore degli allevamenti – pone in evidenza Confagricoltura - è da tempo sottoposto a pressanti ed inaccettabili richieste di compartecipazione alla copertura delle maggiori tariffe praticate per il ritiro dei materiali specifici a rischio e degli altri sottoprodotti della macellazione. Ma non possono farsi carico anche dei costi  richiesti per lo smaltimento delle pelli.

Quelle avanzate sono pretese inaccettabili per Confagricoltura, che evidenzia che vi è sempre più la necessità - come attuato per numerosi altri settori produttivi -  di prevedere delle specifiche iniziative dirette a favorire il rilancio dell’attività di allevamento e di utilizzo dei suoi prodotti e sottoprodotti. Che sono ricchezze e non rifiuti.

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