“E’ la mia prima uscita ufficiale come ministro delle Politiche Agricole e sono lieto che avvenga qui, c’è il clima giusto, lo spirito di collaborazione giusto”, così Giancarlo Galan, da venti giorni titolare del dicastero di Via XX Settembre ha iniziato stamani il suo intervento al Comitato Direttivo di Confagricoltura. Il Presidente Federico Vecchioni aveva aperto la riunione illustrando al ministro le linee economiche e strategiche della Confederazione, per poi sottolineare le emergenze del settore, dal contenimento dei costi d’impresa al rischio di veder sfumare circa un miliardo di fondi non spesi dalle Regioni, su cui intervenire con maggiore urgenza. Dopo il presidente era stata la volta di tre membri della giunta Confederale - Franco Bettoni, Guglielmo Garagnani, Paolo Leccisi - in rappresentanza degli associati di Nord, Centro e Sud del Paese. Poi si sono avvicendati gli interventi di Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Federalimentare, Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione e Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative. Infine aveva preso la parola Stefano Mantegazza, segretario generale Uila-Uil, a nome della triplice sindacale sottolineando l’importanza dell’agricoltura nel Paese, anche in termini di occupazione.
“Ho ascoltato con grande attenzione - ha detto il ministro Galan - e questo mi servirà molto, perché il mio motto è sempre stato: ‘Prima imparo e dopo decido’. Certo che da quello che ho appreso sinora ci sono cose che fanno sanguinare il cuore, come il miliardo circa di fondi europei dei piani di sviluppo rurale che rischiamo di perdere per lentezze procedurali, burocratiche e progettuali”.
“Conosco - ha proseguito il ministro delle Politiche Agricole - la cifra di 80 miliardi relativa a ciò che l’Italia perde nel mondo in fatto di export alimentare a causa del cosiddetto ‘italian sounding’, ovvero prodotti con nomi italiani, ma fatti un po’ovunque che occupano gli spazi di quelli originali sui mercati internazionali”.
“Sulle quote latte ho studiato - ha detto ancora Galan - ma non dico nulla per rispetto al Parlamento, visto che più tardi risponderò ad un ‘question time’ alla Camera, ma posso anticiparvi che non rimarrete certamente delusi”.
“Quel che è certo - ha assicurato il ministro - è che non cercherò di insegnarvi a fare il vostro mestiere, ma cercherò di mettere voi, imprenditori agricoli italiani, nella condizione di competere al meglio sul mercato globale”. Poi una considerazione ironica: “Quando qualcuno sostiene la logica dei prodotti a ‘chilometri zero’ pensa a che fine farebbe il mare di vino che esportiamo se tutti nel mondo adottassero questa linea?”.
“Sugli Ogm ho già espresso il mio pensiero, che è ‘laico’, scevro da posizioni preconcette, come è mia regola - ha ribadito Giancarlo Galan - a parlare devono essere la scienza e la ricerca. Le ascolterò, per non far correre il rischio al grande Paese che è l’Italia di restare indietro rispetto ai più veloci del mondo. Perché, come ministro, dopo aver ascoltato, ho il dovere di decidere. Per questo, ai tavoli di concertazione, non intendo seguire le liturgie defatiganti e spesso dannose di un certo veterosindacalismo. E, vi prometto, non sarò un ministro del Nord, del Centro o del Sud, ma il rappresentante degli interessi di tutta l’agricoltura nazionale”.
“E a questo proposito - ha proseguito il ministro, spesso interrotto da scrosci di applausi - visto che sono iniziate le manifestazioni per celebrare i 150 anni di unità nazionale, vi voglio dire il mio pensiero del mattino, quando, al ministero, passo nella saletta in cui è custodita, trasferita da Torino, la scrivania che fu di Camillo Benso di Cavour quand’era ministro dell’agricoltura del regno. Quella scrivania mi suggerisce un rigoroso senso di responsabilità e penso: ce la farò?.
La risposta è: sarà difficile, ma se ce la farò è perché lavoreremo tutti assieme. Vi giuro che non sarò uomo di parte, voglio con tutti un rapporto di grande chiarezza. Voglio essere non il padrone, ma l’arbitro dell’agricoltura italiana”.