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08/04/2008 
Api: la federazione apicoltori scende in piazza, per salvare le api occorrono chiarezza, dialogo e coordinamento tra apicoltori e istituzioni. Le richiesta FAI ai ministri dell'agricoltura, della salute e del'ambiente
 
Esasperazione e protesta di alcune realtà del mondo apistico sono comprensibili, ma questa non è la sola strada per salvare le api italiane dalle gravi mortalità in atto. A dichiararlo la FAI – Federazione Apicoltori Italiani, che ha scelto di non scendere in piazza, motivando così la propria posizione e la conseguente azione organizzativa.

 • Per salvare gli alveari italiani, alle cui morie concorrono numerose cause – ambientali, sanitarie, agricole e biologiche – la FAI torna a sottolineare che occorre un rapido intervento di monitoraggio e coordinamento tra Istituzioni, Ricerca, Apicoltori e Agricoltori.

 • Viste le competenze in materia di disciplina dei fitofarmaci e la valenza delle api per il mantenimento della biodiversità, appare indispensabile – secondo la FAI - il perseguimento di un’azione unitaria tra i Ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente, volta alla difesa dell’apicoltura come attività di interesse nazionale.

 • Dopo oltre tre anni dall’entrata in vigore della legge n. 313/2004, per la Disciplina dell’Apicoltura, la FAI torna a chiedere alle Regioni l’immediato recepimento dell’articolo 4 che attribuisce loro facoltà di emanare interventi sospensivi dell’impiego di fitofarmaci, laddove si segnalino episodi di tossicità a danno delle api.

 • Occorre distinguere tra “moria delle api” e “mortalità degli alveari”. E’ vero che in alcune regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) si segnalano, a macchia di leopardo, mortalità di api in concomitanza con le semine del mais. In questi casi – ricorda la FAI - si impone l’immediato intervento delle Autorità sanitarie locali e dei medici veterinari competenti che hanno il compito di accertare la reale entità dei danni denunciati dagli Apicoltori, rilasciarne certificazione ufficiale e correlare il danno con gli agrofarmaci ritenuti responsabili.

 • Le importazioni e la commercializzazione di api vive e api regine non rispondenti alle caratteristiche dell’ape Ligustica italiana rischiano di innescare pericolosi processi di ibridazione e diffusione di malattie non ancora presenti sul territorio nazionale. La FAI richiede, in tal senso, l’allerta rapida delle competenti autorità doganali.

 • E’ indispensabile, sempre secondo la FAI - l’emanazione di idonee informative di sensibilizzazione alle competenti Amministrazioni di Stato, Regioni e Province Autonome, in ordine ai temi sopra richiamati, per una più intensa e costante opera di vigilanza.

 La FAI – Federazione Apicoltori Italiani richiede, a tal proposito, di essere al più presto ascoltata dai Ministeri delle Politiche Agricole, della Salute e dell’Ambiente, al fine di dar concreto seguito alle proposte di intervento e nell’esclusivo intento di realizzare, attraverso un percorso di comune interesse, il mandato preminente di questa Federazione - quale maggiore Organizzazione nazionale di rappresentanza del mondo apistico - che è quello della tutela e della salvaguardia dell’ape italiana.

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