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13/02/2009 
Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, al convegno Anga: “Investire nei giovani e favorire ricambio generazionale"
 

“Investire nei giovani significa investire nel futuro dell’agricoltura, di quell’agricoltura di cui oggi l’opinione pubblica si accorge dell’importanza. Perché senza imprese e senza imprenditori agricoli non c’è approvvigionamento alimentare di qualità, non c’è tutela del territorio e del paesaggio; ma, soprattutto, non c’è crescita economica e sviluppo”.

Lo ha detto il presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni, intervenendo al XIV convegno quadri dell’Anga.

Per questo Confagricoltura ritiene necessario mettere in atto tutte le iniziative utili a favorire quel ricambio generazionale che costituisce ancora un fattore determinante di crescita delle imprese.

Vecchioni ha ricordato che l’indice di ricambio generazionale della nostra agricoltura è tra i peggiori d’Europa: con una bassissima presenza di giovani under 35 ed una forte presenza di imprenditori con oltre 65 anni. Inoltre, la percentuale di conduttori di azienda con formazione agraria completa è molto bassa: 3%, un terzo della media comunitaria, è decisamente inferiore a quella dei principali Paesi partner.

 “Far crescere i giovani all’interno delle imprese - ha proseguito il presidente Vecchioni - significa anche mettere le basi per la creazione di una nuova classe dirigente all’interno del sindacato. Per questo all’Anga spetta un compito specifico essenziale: formare questa nuova classe, che rinnovi l’imprenditoria delle campagne e che domani guidi la nostra Confederazione.”

“E’ sicuramente questa – ha continuato - la palestra dove per cinquant’anni si sono esercitati i responsabili d’azienda che oggi contribuiscono a far crescere l’agricoltura ed il Paese. Quella “maggioranza emergente”, evidenziata dal Censis nelle due ricerche presentate ai Forum di Taormina del 2007 e del 2008, che ben identifica la nostra compagine associativa ed al cui ricambio generazionale l’Anga ha fornito un contributo essenziale.”

Non a caso, il Censis ha identificato, nel panorama delle imprese di Confagricoltura, un gruppo di aziende guidate da giovani dinamici, che prediligono la leva dell’innovazione e riescono a collocarsi in nicchie di mercato remunerative, puntando su politiche commerciali altamente selettive ed evolute.

Una carica innovativa, questa, che consente però anche di proseguire le tradizioni produttive della famiglia. Come ha dimostrato sempre la ricerca condotta con il Censis, dal 40 al 70% dei figli degli imprenditori di Confagricoltura rimane a gestire l’azienda. E questa percentuale. E’ tanto più elevata quanto più l’impresa è economicamente solida.

“Una classe imprenditoriale - ha concluso il presidente Vecchioni – che si rinnova, in meglio, coniugando modernità ed originalità con i valori della tradizione.” 

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