La crisi economica c’è e si stanno iniziando a vedere i suoi effetti anche nel settore agricolo. Lo ha sottolineato il vicepresidente nazionale di Confagricoltura Mario Vigo, intervenendo al convegno su “Crisi e agricoltura” organizzato da Confagricoltura Asti in occasione della sua assemblea annuale.
Nel corso del dibattito – svoltosi presso la “Cantina sociale Asti Barbera” di San Marzanotto - Vigo ha sottolineato in particolare il calo dell’export del vino nel 2008 pari al 7% in quantità rispetto all’anno precedente (in valore fortunatamente si è registrato un aumento del 2% circa) che è determinato da un calo della domanda diffusa, che tocca anche i nostri principali mercati di sbocco, la Germania in primis.
“Occorre avere consapevolezza della crisi in atto ed intervenire con politiche adeguate - ha detto il vicepresidente di Confagricoltura - Non trascurando l’agricoltura e le sue imprese “dimenticandosele” quando si fanno le manovre economiche e le finanziarie. In questa congiuntura negativa, occorre puntare di più e non di meno sul settore primario, che mostra di tenere meglio delle altre attività economiche”.
Come superare la crisi in agricoltura? Mario Vigo ha rimarcato la necessità innanzitutto, di ottimizzare le filiere e ridurre i costi. Occorre poi cercare di espandersi in nuovi mercati con l’internazionalizzazione.
Vigo ha ricordato i dati dell’indagine realizzata dal Censis lo scorso anno per Confagricoltura, da cui emerge che il 65% delle imprese agricole sta migliorando la qualità delle produzioni, oltre il 40% trasforma direttamente la propria materia prima; sempre il 65% delle imprese adotta tecniche evolute di marketing e strutture “a rete” per affrontare il mercato.
“La competizione, insomma - ha commentato il vicepresidente di Confagricoltura - si vince ammodernando i processi e la mentalità imprenditoriale. Aggiornando la propria funzione di impresa. Cercando anche di introdurre ricerca ed innovazione nei processi e nei prodotti: una delle chiavi vincenti del nostro agroalimentare. Certo per far questo servono adeguati incentivi. Perché le innovazioni hanno un costo e quindi l’acquisizione va agevolata; altrimenti ci si ritrova con un settore arretrato”.
Vigo ha sottolineato che nei momenti di crisi come questo l’export agroalimentare aumenta di quasi il 10%, mentre gli altri settori del made in Italy restano indietro (-2% circa tessili, abbigliamento e calzature e derivati del cuoio; meno3% i prodotti manifatturieri ed i mobili).
“La sensazione - ha concluso il vicepresidente di Confagricoltura - è che il mercato interno sia ormai saturo, la domanda rigida e che siamo … ‘condannati all’export’. Ma per far questo abbiamo sempre bisogno di politiche adeguate per aiutare le imprese a scoprire nuovi mercati e ad internazionalizzarsi”.